Bonus Nido 2017

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Il bonus nido 2017 rientra tra le misure a sostegno della famiglia e della maternità, è tra le novità legislative previste della legge di stabilità firmata il 7 dicembre dal Senato. Alla stessa stregua del bonus nuovi nati, si attendono le disposizioni operativa del decreto attuativo.

IN COSA CONSISTE BONUS NIDO 2017

Il bonus nido 2017 rappresenta un beneficio economico destinato alle famiglie che iscrivono i figli al nido, la somma messa a disposizione di ogni bambino sarà pari a 1.000€ annui per un massimo di 3 anni (ovvero per il massimo periodo corrispondente all’età da nido); il beneficio sarà valido per i bambini tra gli 0 e 3 anni.

A chi spetta il bonus nido 2017?

  1. ai bambini nati dal 1° gennaio 2016 in poi, che risultano iscritti all'asilo nido pubblico o privato.
  2. Bambini malati cronici con necessità di cure presso il domicilio.
  3. Famiglie senza limite di reddito Isee, passato l'emendamento che ha previsto l'eliminazione del tetto di reddito a 25.000 euro.

REQUISITI PER LA RICHIESTA

1) il bambino deve essere nato a partire dal 1° gennaio 2016;

2) Deve essere iscritto all'asilo nido. La condizione, infatti, per ottenere la misura intera dell'assegno da 1000 euro, è quella che il bambino debba essere iscritto per tutto l'anno, altrimenti, in caso di partecipazione parziale, spetta solo in parte.

3) il bonus nido non spetta in base a reddito ISEE ma è a prescindere dal reddito. La legge di stabilità non ha ancorato il beneficio a nessun vincolo reddituale, non è previsto, infatti, un tetto ISEE per ottenere il contributo. Inoltre, il bonus nido 2017 rappresenta una misura ulteriore rispetto ai voucher per asilo o babysitter destinati alle mamme che rinunciano al congedo parentale.

Per quanto tempo spetta il bonus?

Per 3 anni, per cui si parla di un bonus da mille euro per 3 anni = 3.000 euro.

La somma sarà messa a disposizione delle famiglie per l’iscrizione dei bambini ad asili nido pubblici, parificati o privati. Quindi, la documentazione che attesta l’iscrizione al nido sarà la condizione indispensabile per richiedere il beneficio.

 COME SI OTTENGONO MATERIALMENTE I 1.000€ DEL BONUS NIDO 2017?

Il buono viene erogato e corrisposto dall’INPS.  Non è prevista una soluzione unica di pagamento bensì una dilazione mensile: il bonus nido 2017 sarà corrisposto alle famiglie in 11 mensilità, ciascuna di esse sarà pari a circa 90,9 euro al mese. E da un punto di vista fiscale, questa somma di danaro non risulterà cumulabile con la detrazione fiscale per le spese documentate di iscrizione ad asili nido.

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Mondo Energia: il tempo dello switching energetico si adegua alla normativa

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Dal 1° gennaio 2017, novità nell’esercizio del recesso dai contratti di somministrazione di energia elettrica e gas (switcing energetico) per cambio di fornitore.

Switching Energetico: come funziona e cosa si deve fare

Importanti novità si prospettano, a partire dal 1° gennaio 2017, per i contratti di somministrazione di energia elettrica e gas. Vale la pena ricordare che, tra gli elementi principali di questi contratti, vi ritroviamo:

  • Inizio somministrazione o data (presumibile) attivazione (prima data utile);
  • Facoltà per il venditore di condizionare lo switching (il venditore entrante può ripensarci e non attivare la fornitura idem per il consumatore domestico);
  • Durata del contratto;
  • Modalità di recesso.

Su quest’ultimo punto l’Autorità per l’energia ha – con la delibera 302/2016 – ridotto a tre settimane le tempistiche per cambiare il fornitore di energia. Da 90 giorni si passa quindi a 21 giorni.

Il provvedimento si applicherà obbligatoriamente, a partire dal 1° gennaio 2017, ai seguenti contratti:

  • Elettricità: utenze domestiche e utenze non domestiche alimentate in bassa tensione;
  • Gas:utenze domestiche e non domestiche purché limitatamente ai punti con consumi annui complessivamente inferiori a 200.000 Smc

Diciamolo subito, la norma di applica anche sui contratti in essere, vale a dire quelli siglati prima del 2017.

Per effetto di tale delibera – e congiuntamente a quelle inerenti le procedure di attivazione di un contratto (cd switching) definite dalla disciplina di cui alle deliberazioni 258/2015/R/com e 487/2015/R/eel – a seguito della firma di un nuovo contratto di fornitura nei primi giorni del mese N si potrà passare con il nuovo fornitore a partire dal 1° giorno del mese N+1.

 

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SIA: Sostegno per l’inclusione attiva

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Carta SIA: il beneficio economico per contrastare la povertà.

​​Il Sostegno per l'Inclusione Attiva (SIA) è una misura di contrasto alla povertà che prevede l'erogazione di un beneficio economico alle famiglie in condizioni economiche disagiate nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure sia presente un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertata.

Per godere del beneficio, il nucleo familiare del richiedente dovrà aderire ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa sostenuto da una rete integrata di interventi, individuati dai servizi sociali dei Comuni (coordinati a livello di Ambiti territoriali), in rete con gli altri servizi del territorio (i centri per l'impiego, i servizi sanitari, le scuole) e con i soggetti del terzo settore, le parti sociali e tutta la comunità. Il progetto viene costruito insieme al nucleo familiare sulla base di una valutazione globale delle problematiche e dei bisogni e coinvolge tutti i componenti, instaurando un patto tra servizi e famiglie che implica una reciproca assunzione di responsabilità e di impegni. Le attività possono riguardare i contatti con i servizi, la ricerca attiva di lavoro, l'adesione a progetti di formazione, la frequenza e l'impegno scolastico, la prevenzione e la tutela della salute. L'obiettivo è aiutare le famiglie a superare la condizione di povertà e riconquistare gradualmente l'autonomia.

Con il Decreto interministeriale del 26 maggio 2016 (pubblicato sulla gazzetta Ufficiale n. 166 del 18 luglio 2016) il Sostegno per l'Inclusione Attiva, già sperimentato nelle città più grandi del Paese, è stato completamente ridisegnato e viene esteso a tutto il territorio nazionale. Pertanto, dal 2 settembre 2016 (45 giorni dopo l'entrata in vigore del decreto) i cittadini in possesso dei requisiti possono presentare la richiesta per il SIA.

 

La richiesta del beneficio viene presentata da un componente del nucleo familiare al Comune mediante la compilazione di un modulo (predisposto dall'Inps) con il quale, oltre a richiedere il beneficio, si dichiara il possesso di alcuni requisiti necessari per l'accesso al programma. Nella valutazione della domanda, inoltre, si tiene conto delle informazioni già espresse nella Dichiarazione Sostitutiva Unica utilizzata ai fini ISEE. È importante quindi che il richiedente sia già in possesso di un'attestazione dell'ISEE in corso di validità al momento in cui fa la domanda per il SIA.

REQUISITI

  • essere cittadino italiano o comunitario o suo familiare titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino straniero in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • essere residente in Italia da almeno 2 anni;

Requisiti familiari: presenza di almeno un componente minorenne o di un figlio disabile, ovvero di una donna in stato di gravidanza accertata (nel caso in cui sia l'unico requisito familiare posseduto, la domanda può essere presentata non prima di quattro mesi dalla data presunta del parto e deve essere corredata da documentazione medica rilasciata da una struttura pubblica);

Requisiti economici: ISEE inferiore o uguale a 3mila euro;

Non beneficiare di altri trattamenti economici rilevanti: il valore complessivo di altri trattamenti economici eventualmente percepiti, di natura previdenziale, indennitaria e assistenziale, deve essere inferiore a euro 600 mensili;

Non beneficiare di strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati: non può accedere al SIA chi è già beneficiario della NASPI, dell'ASDI o altri strumenti di sostegno al reddito dei disoccupati;

Assenza di beni durevoli di valore: nessun componente deve possedere autoveicoli immatricolati la prima volta nei 12 mesi antecedenti la domanda oppure autoveicoli di cilindrata superiore a 1.300 cc o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc immatricolati nei tre anni antecedenti la domanda;

Valutazione multidimensionale del bisogno: per accedere al beneficio il nucleo familiare del richiedente dovrà ottenere un punteggio relativo alla valutazione multidimensionale del bisogno uguale o superiore a 45 punti. La valutazione tiene conto dei carichi familiari, della situazione economica e della situazione lavorativa. Sono favoriti i nuclei con il maggior numero di figli minorenni, specie se piccoli (età 0-3); in cui vi è un genitore solo; in cui sono presenti persone con disabilità grave o non autosufficienti. I requisiti familiari sono tutti verificati nella dichiarazione presentata a fini ISEE. La scala attribuisce un punteggio massimo di 100 punti che viene attribuito sulla base di precisi criteri.

ITER BUROCRATICO ED EROGAZIONE

Primo passo: i comuni inviano all'INPS le domande in 15 giorni

Entro 15 giorni lavorativi dalla ricezione delle domande, i Comuni inviano all'Inps le richieste di beneficio in ordine cronologico di presentazione, indicando il codice fiscale del richiedente e le informazioni necessarie alla verifica dei requisiti. Entro tali termini svolgono i controlli ex ante sui requisiti di cittadinanza e residenza e verificano che il nucleo familiare non riceva già trattamenti economici locali superiori alla soglia (600 euro mensili).

Secondo passo: l'INPS controlla la fattibilità della domanda in 10 giorni

Entro i successivi 10 giorni l'Inps:

  • controlla il requisito relativo ai trattamenti economici (con riferimento ai trattamenti erogati dall'Istituto), tenendo conto dei trattamenti locali autodichiarati; controlla il requisito economico (ISEE ≤3000) e la presenza nel nucleo di un minorenne o di un figlio disabile;
  • attribuisce i punteggi relativi alla condizione economica, ai carichi familiari, alla condizione di disabilità (utilizzando la banca dati ISEE) e alla condizione lavorativa e verifica il possesso di un punteggio non inferiore a 45;
  • in esito ai controlli, trasmette ai Comuni l'elenco dei beneficiari e invia a Poste italiane (gestore del servizio Carta SIA) le disposizioni per l'erogazione del beneficio​, riferite al bimestre successivo a quello di presentazione della domanda.

I Comuni verificano nelle modalità ordinariamente previste dalla ​disciplina vigente (articolo 71 del Testo Unico sulla documentazione amministrativa, d.p.r. 445/2000) il possesso dei requisiti autocertificati dai richiedenti, tenuto conto dei controlli già effettuati dall'Inps oltre che dai Comuni medesimi nella fase istruttoria.

Poste invia le comunicazioni ai cittadini per il ritiro della Carta SIA.

Terzo passo: erogazione primo bimestre in 60 giorni

Entro 60 giorni dall'accreditamento del primo bimestre (entro 90 giorni per le richieste presentate fino al 31 ottobre) i Comuni, coordinati a livello di Ambiti territoriali, predispongono il progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, che viene costruito insieme al nucleo familiare sulla base delle indicazioni operative fissate a livello nazionale dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali d'intesa con le Regioni.

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ISEE 2017: lo strumento per ottenere i diritti del cittadino

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Tutti i segreti del nuovo ISEE

L'ISEE è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente che, certificato tramite un attestato, consente ai contribuenti a basso reddito di accedere a prestazioni sociali e servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate.

È dunque uno strumento di Welfare, che si calcola effettuando il rapporto tra Indicatore della Situazione Economica (I.S.E., dato dalla somma dei redditi e dal 20% dei patrimoni mobiliari e immobiliari dei componenti il nucleo familiare) e parametro nella Scala di Equivalenza.

La Dichiarazione sostitutiva (auto-certificazione) - valida un anno per tutti i componenti il nucleo familiare - si può presentare all’ente che fornisce la prestazione sociale agevolata; al Comune; al CAF; all'INPS per via telematica (sezione Servizi On-Line). La Dichiarazione (Modello base + Allegato familiari) deve riportare i dati della dichiarazione dei redditi presentata ai fini IRPEF e i beni patrimoniali posseduti al 31 dicembre dell'anno precedente.



Altre maggiorazioni

  1. Maggiorazione di 0,35 per ogni ulteriore componente;
  2. Maggiorazione dello 0,5 per ogni componente con disabilità media, grave o non autosufficiente;
  3. Maggiorazione di 0,2 in caso di presenza nel nucleo di tre figli, 0,35 in caso di quattro figli, 0,5 in caso di almeno cinque figli;
  4. Maggiorazione di 0,2 per nuclei familiari con figli minori, elevata a 0,3 in presenza di almeno un figlio di età inferiore a tre anni compiuti, in cui entrambi i genitori o l’unico presente abbiano svolto attività di lavoro o di impresa per almeno sei mesi nell’anno di riferimento dei redditi dichiarati. La maggiorazione si applica anche in caso di nuclei familiari composti esclusivamente da genitore solo non lavoratore e da figli minorenni. Ai soli fini della maggiorazione, fa parte del nucleo familiare anche il genitore non convivente, non coniugato con l'altro genitore, che abbia riconosciuto i figli, a meno che non ricorrano casi specifici;
  5. per la determinazione del parametro della scala di equivalenza, il componente del nucleo, che sia beneficiario di prestazioni sociosanitarie residenziali a ciclo continuativo o si trovi in convivenza anagrafica e non sia considerato nucleo familiare a se stante, incrementa la scala di equivalenza, calcolata in sua assenza, di un valore pari ad 1.

LA DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA UNICA

La Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) è un documento che contiene i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali di un nucleo familiare ed è valida fino al 15 gennaio dell'anno successivo alla presentazione.

I dati contenuti nella DSU sono in parte autodichiarati (ad esempio dati anagrafici, beni patrimoniali posseduti al 31 dicembre dell'anno precedente a quello di presentazione della dichiarazione) ed in parte acquisiti da Agenzia delle entrate (ad esempio reddito complessivo ai fini IRPEF) e da INPS (ad esempio trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari erogati dall’INPS per ragioni diverse dalla condizione di disabilità e non rientranti nel reddito complessivo ai fini IRPEF).

Per le parti autodichiarate, il soggetto che compila la DSU, c.d. dichiarante, si assume la responsabilità, anche penale, di quanto in essa dichiara.

Il nucleo familiare è quello alla data di presentazione della dichiarazione. I redditi sono riferiti al secondo anno solare precedente la presentazione della DSU, mentre il patrimonio mobiliare e immobiliare è quello posseduto alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della DSU.

Diversi tipi di ISEE

Per ottenere il calcolo dell’ISEE “standard”, valevole per la generalità delle prestazioni sociali agevolate, occorre compilare la DSU MINI che contiene i principali dati anagrafici, reddituali e patrimoniali del nucleo familiare.

Solo in situazioni specifiche, in base al tipo di prestazione da richiedere oppure alle particolari caratteristiche del nucleo familiare, occorre fornire informazioni aggiuntive mediante la compilazione della DSU integrale. In alcune situazioni (ad esempio prestazioni universitarie) le informazioni raccolte consentono di calcolare ISEE specifici

  1. SOCIO-SANITARIO
  2. SOCIO.SANITARIO RESIDENZE
  3. UNIVERSITA'
  4. MINORENNI CON GENITORI CONIUGATI TRA LORO E NON CONVIVENTI

Nel caso in cui vi sia già un ISEE in corso di validità, è possibile ottenere, presentando la DSU ISEE corrente, il calcolo del c.d. ISEE corrente, riferito ad un periodo di tempo ravvicinato alla richiesta della prestazione ed in presenza di rilevanti variazioni del reddito dovute ad eventi avversi (ad es., perdita del posto di lavoro).

La DSU può essere presentata in qualsiasi momento dell’anno:

  • all’Ente che eroga la prestazione sociale agevolata;
  • al Comune;
  • ad un Centro di Assistenza Fiscale (CAF);
  • all’Inps in via telematica, mediante le postazioni informatiche self-service presenti presso le sedi INPS oppure collegandosi al sito Internet .

IL CALCOLO DELL’ISEE

L’INPS calcola l’ISEE sulla base delle informazioni autodichiarate, acquisite da Agenzia delle entrate e reperite nei propri archivi e rende disponibile l’attestazione al dichiarante entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione della DSU, mediante accesso all'area servizi del portale web muniti di PIN dispositivo, posta elettronica certificata, sedi territoriali competenti oppure, in presenza di specifico mandato scritto conferito dal dichiarante, tramite lo stesso Ente al quale è stata presentata la dichiarazione.

L’attestazione può essere richiesta da qualunque componente del nucleo familiare all’INPS, mediante accesso all’area servizi del portale web o tramite le sedi territoriali competenti.

Nel caso eccezionale in cui trascorrano 15 giorni lavorativi dalla data di presentazione della DSU senza che il dichiarante abbia ricevuto l’attestazione, è possibile compilare apposito modulo per autodichiarare i dati per il calcolo dell’ISEE ed ottenere un’attestazione provvisoria, valida fino al momento del rilascio dell’attestazione precedentemente richiesta.

In caso di imminente scadenza dei termini per l'accesso ad una prestazione sociale agevolata, i componenti il nucleo familiare possono presentare la relativa richiesta accompagnata dalla ricevuta di presentazione della DSU. L’Ente erogatore acquisirà successivamente l'attestazione interrogando il sistema informativo ISEE ovvero, laddove vi siano impedimenti, richiedendola al dichiarante.

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Bollo auto : radiazione d’ufficio PRA se non pagato per 3 anni

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La radiazione al PRA per cancellazione d’ufficio del veicolo può avvenire se il bollo auto non viene pagato per 3 anni consecutivi.

In questi casi, la Regione destinataria della tassa, può decidere di notificare al proprietario dell’auto o del veicolo, la richiesta di pagamento di quanto dovuto e se a 30 giorni dalla notifica, questi non provvede al versamento dei bolli arretrati, l’auto può essere cancellata dal PRA e non può più circolare.

A seguito di ciò, la Polizia, provvede poi a ritirare d’ufficio le Targhe e la Carta di Circolazione.

 

Radiazione auto dal PRA 2017 cos’è, come funziona e quando avviene?

La radiazione dell'auto dal PRA 2017 è la cancellazione di un’auto, o in generale di un veicolo, dagli archivi del Pubblico Registro Automobilistico che fa scattare l’esonero da parte del proprietario del veicolo di pagare il bollo auto

Un veicolo può essere cancellato dagli archivi se ne viene effettuata la Demolizione, l’Esportazione all’estero o la Cancellazione d’ufficio.

Cancellazione dal PRA per rottamazione dell'auto:

Se l’auto è demolita e di conseguenza i suoi rottami sono destinati alla rottamazione auto, il Centro di demolizione autorizzato o il concessionario, deve provvedere alla cancellazione del veicolo dal PRA consegnando al proprietario il Certificato di Rottamazione dal quale deve risultare la data e l’orario di presa in carico del veicolo e l’impegno a provvedere alla pratica di cancellazione dal PRA. Tale certificato solleva il proprietario del veicolo da ogni altra responsabilità civile, penale e amministrativa il proprietario del veicolo.

Radiazione dal PRA per veicolo esportato all'estero:

Se l'auto è esportata all'estero: occorre richiedere la radiazione al PRA mediante lo STA pubblico o privato, (Sportello Telematico dell’Automobilista). Gli STA pubblici si trovano presso la Motorizzazione Civile o presso gli uffici provinciali del PRA.

Lo STA privato prende una commissione su queste pratiche.

Agli STA pubblici o privati, vanno consegnate:

  1. le Targhe,
  2. la Carta di Circolazione,
  3. il Certificato di Proprietà
  4. una dichiarazione sostitutiva che attesti anche il Paese di destinazione dell'auto.

Al momento della consegna, lo STA rilascia subito al proprietario il Certificato di Radiazione mentre se il paese di destinazione fa parte della Comunità Europea, la carta di circolazione viene annullata tramite il cd. Tagliando di Annullamento.

Radiazione per cancellazione d’ufficio

Se il bollo auto non viene pagato per tre anni consecutivi, la Regione destinataria del tributo omesso, può far notificare al proprietario la richiesta di pagamento.

Se questi poi, non provvede a mettersi in regola con i bolli arretrati, il veicolo può essere cancellato d’ufficio dagli archivi del PRA e la Polizia provvede al ritiro d’ufficio delle Targhe e della Carta di Circolazione.

Radiazione d'ufficio PRA 2017 bollo auto non pagato

Il fine del provvedimento non è solo il recupero dei bolli non pagati, ma lo snellimento degli archivi PRA, ripulendoli delle pratiche con veicoli non più circolanti, venduti o esportati.

Per questo, dopo diversi anni, il fisco italiano rispolvera la radiazione d’ufficio dal PRA per i veicoli sui quali il bollo auto non è stato pagato per almeno tre anni consecutivi.

Attualmente la procedura è attiva in tre regioni: Lazio, Lombardia e Puglia e attualmente ha coinvolto più di 400 mila veicoli.

La cancellazione è prevista dal codice della strada

La cancellazione dal PRA per il mancato pagamento di 3 bolli auto consecutivi, è prevista dall' articolo 96 del Codice della Strada e prevede la possibilità per l’ACI di notificare al proprietario del veicolo, la richiesta di pagamento dei bolli arretrati.

Se poi entro 30 giorni dalla ricezione della notifica, il proprietario dei veicolo, non procede al pagamento dei bolli, l’ACI può chiedere la cancellazione d’ufficio del veicolo dagli archivi del PRA dandone comunicazione alla Motorizzazione al fine di ritirare d’ufficio le targhe e la carta di circolazione tramite la Polizia.

La Regione destinataria del tributo, tramite l’ACI, può attivare la procedura di cancellazione dell’auto dal PRA. A 30 giorni dalla comunicazione formale che verrà inviata al proprietario.

Se il versamento del dovuto non viene effettuato, il veicolo viene radiato dal PRA.

La procedura in caso di notifica radiazione.

La procedura in caso di notifica emessa a 30 giorni dalla comunicazione formale:

  1. dimostrare che hai pagato almeno 1 bollo auto tra quelli indicati nella notifica;
  2. dimostrare che fruisci dell'esenzione dal pagamento del bollo auto perché l'hai venduta, rottamata o ti è stata rubata;
  3. Pagare i bolli auto arretrati.
  4. Non procedere al pagamento. In tal caso restituire le targhe ed il libretto di circolazione del veicolo.

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Prestazioni di disoccupazione: applicazione dell misure sanzionatorie come da decreto

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ASpI, NASpI, DIS COLL, Mobilità: applicazione delle misure sanzionatorie e calcolo della durata per le prestazioni di disoccupazione

L'INPS fa ordine nella difficile situazione delle prestazioni di disoccupazione.

Con la circolare del 15 dicembre 2017 apparsa sul sito del'INPS, i cittadini hanno preso atto che il governo si appresta ad applicare le sanzioni ai sensi dell’art. 20 del decreto legislativo n. 150 del 2015.

Un estratto

Ai sensi dell’art. 20 del decreto legislativo n. 150 del 2015, i lavoratori disoccupati, al fine di confermare lo stato di disoccupazione, devono recarsi entro i termini legislativamente previsti presso il Centro per l’Impiego per la profilazione e la sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato; quest’ultimo deve riportare la disponibilità del soggetto alle seguenti attività:

  1. partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro;
  2. partecipazione ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
  3. accettazione di congrue offerte di lavoro, come saranno definite – ai sensi dell’art. 25 del decreto in argomento – dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali su proposta dell’ANPAL. Fino alla data di adozione del suddetto provvedimento ministeriale trovano applicazione in materia le disposizioni di cui all’art.4 commi 41 e 42 della legge n.92 del 2012.

Il successivo art. 21, comma 7, come integrato dall’art. 4, comma 1, lett. l) del D.lgs. n. 185 del 2016,  individua le misure sanzionatorie che i Centri per l’Impiego adottano nei confronti di percettori di indennità in ambito ASpI, di NASpI, di DIS-COLL e di Mobilità, in caso di mancato rispetto, in assenza di giustificato motivo, degli obblighi assunti con la sottoscrizione del patto di servizio.

Si riporta di seguito, per ciascuna tipologia di violazione, la corrispondente sanzione prevista dal richiamato art. 21, comma 7 del D.lgs. n. 150 del 2015, e si evidenziano in grassetto, per comodità di lettura, le modifiche/integrazioni introdotte dal d.lgs. 185/2016.

A)  In caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti, previsti dall’art.20 commi 1 e 2 lett.d) e dall’art.21 commi 2 e 6, per la conferma dello stato di disoccupazione e per la profilazione e la stipula del patto di servizio personalizzato, nonché per la frequenza ordinaria di contatti con il responsabile delle attività, si applicano le seguenti sanzioni:

1) la decurtazione di un quarto di una mensilità, corrispondente a 8 giorni di prestazione, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità, corrispondente a 30 giorni di prestazione, alla seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

B)  In caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro di cui all’art.20 co.3 lett.a) si applicano le stesse sanzioni previste al precedente punto A;

C)  In caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione di cui all’art. 20 co. 3 lett. b) e in caso di mancata partecipazione allo svolgimento di attività ai fini di pubblica utilità a beneficio della comunità territoriale di appartenenza di cui all’art 26 del decreto stesso, si applicano le seguenti sanzioni:

1)   la decurtazione di una mensilità, corrispondente a 30 giorni di prestazione, alla prima mancata partecipazione;

2)   la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

D)  In caso di mancata accettazione, in assenza di giustificato motivo, di un’offerta di lavoro congrua ai sensi dell’art. 25 si applica la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

Si precisa che:

-      le sanzioni di cui sopra hanno quale decorrenza il giorno successivo a quello in cui si è verificato l’evento sanzionato, salvo diversa decorrenza indicata dal competente Centro per l’Impiego.

-      la decurtazione delle richiamate prestazioni comporta, oltre che il mancato pagamento del corrispondente importo monetario, anche il mancato accredito della relativa contribuzione figurativa per il medesimo periodo di applicazione della decurtazione;

-      nell’ipotesi di decurtazione pari ad 8 giorni di prestazione (pari ad un quarto) o pari a 30 giorni di prestazione (pari ad una mensilità), qualora il residuo della prestazione spettante al lavoratore disoccupato fosse di durata inferiore alla sanzione comminata, l’INPS in fase di applicazione del provvedimento sanzionatorio procederà alla decurtazione nei limiti del residuo di giornate di prestazione spettanti al lavoratore disoccupato;

-      qualora il provvedimento sanzionatorio fosse comunicato dai Centri per l’Impiego all’INPS in data successiva al termine di percezione della prestazione per cui al soggetto nulla deve essere più erogato, l’INPS provvederà all’esecuzione del provvedimento sanzionatorio adottato dal Centro per l’Impiego comunicando all’interessato le giornate di prestazione indebitamente erogate e la conseguente restituzione dell’importo dovuto.

Applicazione delle misure sanzionatorie di cui all’art. 21, comma 8 del Decreto legislativo n. 150 del 2015 (ASDI).

Anche l’ASDI (assegno di disoccupazione), istituito dall’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e disciplinato dal successivo decreto interministeriale 29 ottobre 2015, è pienamente inserito nel sistema delle politiche attive così come riformato dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150 (circolare INPS n. 46 del 3/3/2016 e Hermes 2323 del 24/05/2016).

Il diritto all’ASDI, infatti, è subordinato alla permanenza dello stato di disoccupazione, di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, alla sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato, i cui contenuti sono stati dettagliati nel paragrafo 2 della presente circolare, ad al conseguente rispetto dei c.d. meccanismi di condizionalità tra politiche attive e passive, di seguito enumerati.

Tanto il citato decreto legislativo n. 150 richiamato, all’articolo 21, comma 8, che il decreto interministeriale del 29 ottobre 2015, all’articolo 6, prevedono che la mancata partecipazione del percettore di ASDI, in assenza di giustificato motivo, a seguito di chiamata, da parte del servizio competente, alle iniziative di politica attiva avviate nei suoi confronti, determina l’applicazione di una sanzione, la cui misura dipende dalla tipologia di obbligo violato:

  • nelle ipotesi di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti di cui al comma 3, si prevede:
  1. la decurtazione di un quarto di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;
  2. la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, alla seconda mancata presentazione;
  3.  la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione
  • nei casi di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui all'articolo 20, comma 3, lettera a), le norme richiamate prevedono:
  1. la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;
  2. la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione;
  • in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di cui all'articolo 20, comma 3, lettera b), o di mancata accettazione di un'offerta di lavoro congrua di cui all'articolo 20, comma 3, lettera c), in assenza di giustificato motivo si ha la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

Anche per l’ASDI, nel caso in cui il provvedimento sanzionatorio preveda la decurtazione pari ad un quarto o ad una mensilità di prestazione e il residuo della prestazione spettante al lavoratore disoccupato sia di durata inferiore alla misura della sanzione comminata, l’INPS in fase di applicazione del provvedimento sanzionatorio procederà alla decurtazione entro i limiti del residuo di giornate di prestazione spettanti al lavoratore disoccupato.

Laddove, invece, la comunicazione del provvedimento sanzionatorio da parte  dei Centri per l’Impiego avvenga tardivamente ed in data successiva al termine di percezione della prestazione, per cui al soggetto  nulla deve essere più erogato, l’INPS provvederà all’esecuzione del provvedimento sanzionatorio adottato dal Centro per l’Impiego, richiedendo all’interessato l’importo pari a quello delle giornate di prestazione indebitamente erogate.

Comunicazione della misura sanzionatoria ai soggetti titolari della prestazione.

Le sanzioni di cui sopra sono applicate dall’INPS a seguito della trasmissione/comunicazione – tramite il sistema informativo unitario delle politiche attive di cui all’art. 13 del richiamato Decreto legislativo n. 150 del 2015 - dei provvedimenti sanzionatori adottati dai Centri per l’Impiego.

Avverso i suddetti provvedimenti sanzionatori adottati dai Centri per l’Impiego il lavoratore può proporre ricorso all’ANPAL, che provvede ad istituire un apposito Comitato con la partecipazione delle parti sociali.

L’Istituto provvederà comunque a notificare ai titolari delle prestazioni in argomento apposita comunicazione con l’indicazione della violazione e della conseguente misura sanzionatoria nonché della durata della decurtazione della prestazione espressa in giornate.

 Lavoratori stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali. Calcolo della durata dell’indennità NASpI. Aggiornamento del meccanismo di calcolo.

Aspetti amministrativi

L’art. 43 del D.lgs. n.148 del 2015, al comma 4bis introdotto dal D.lgs. n.185 del 2016, prevede un meccanismo di calcolo della durata della indennità NASpI in relazione ai lavoratori stagionali la cui cessazione involontaria del rapporto di lavoro sia avvenuta - dal 1° gennaio 2016 al il 31 dicembre 2016 - con un datore di lavoro rientrante nei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali.

In particolare, la citata norma dispone che, qualora la durata della NASpI calcolata ai sensi dell’art.5 del D.Lgs. n.22 del 2015 risulti inferiore alla durata calcolata computando anche i periodi contributivi presenti nel quadriennio di osservazione che hanno già dato luogo ad erogazione di prestazioni di disoccupazione – ad eccezione di prestazioni di mini-ASpI e NASpI – la durata della NASpI è incrementata di un mese, a condizione che la differenza tra le durate così determinate non sia inferiore a 12 settimane.

In ogni caso la durata della NASpI così calcolata non può superare il limite massimo di 4 mesi.

 

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Canone RAI: devi pagarlo?

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Canone RAI: quanto costa e come si paga

Cerchiamo di capire quanto costa il canone RAI 2017 e in che modalità si paga.

Buone notizie per le tasche degli italiani, Il canone passa da 100 € a 90 €, da pagare bimestralmente sulla fattura di energia elettrica in rate da 15 €.

Secondo l'articolo 1 del R.D.L., n. 246/38, il canone di abbonamento è dovuto da chiunque abbia un apparecchio televisivo o altro apparato presente nella seguente tabella, appartenente alla categoria atta o adattabile alla ricezione.

Il canone viene pagato una volta per famiglia, a patto che i membri abbiano la stessa residenza, con le modalità sopra indicate.

Con la Legge di stabilità 2016 (art. 1, c. da 152 a 159, L.208/15) sono state introdotte delle novità riguardanti il canone di abbonamento:

  1. Il metodo di pagamento: per gli intestatari di utenza elettrica domestica si paga in fattura ogni due mesi
  2. E' stata introdotta la presunzione di detenzione dell’apparecchio televisivo nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui una persona ha la propria residenza anagrafica;
  3. In tutti i casi in cui nessun componente della famiglia anagrafica tenuta al versamento del canone sia titolare di contratto elettrico di tipo domestico residenziale è previsto il pagamento del canone mediante il modello F24.
  4. Anche i residenti all’estero devono pagare il canone se detengono un’abitazione in Italia dove è presente un apparecchio televisivo.
  5. In caso di possesso di apparecchi radio o TV nei locali della propria attività, il canone TV speciale, cioè per gli esercizi pubblici, continuerà invece ad essere pagato con le modalità tradizionali.

L'informativa privacy che ci priva della privacy

Informativa sul trattamento dei dati personali (art. 8, comma 3 del decreto n. 94 del 13 maggio 2016)
I dati personali raccolti per la fornitura dell’energia elettrica sono utilizzati, in base alla tipologia di cliente domestico residente, anche ai fini dell’individuazione dell’intestatario del canone di abbonamento e del relativo addebito in bolletta, che, in caso di cliente domestico residente con potenza impegnata fino a 3kW (tariffa D2 della spesa per il trasporto e la gestione del contatore), avverrà senza ulteriori verifiche sulla residenza.

Chi non deve pagare?

  1. Intestatario di utenza elettrica domestica ma non possessore di nessun apparecchio atto o adattabile alla ricezione.
  2. I cittadini che hanno compiuto 75 anni, con un reddito annuo non superiore a 6.713 euro
  3. Sono esentati dal pagamento del canone tv, per effetto di convenzioni internazionali:
    • gli agenti diplomatici, ai sensi dell'articolo 34 della Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961;
    • i funzionari o gli impiegati consolari, ai sensi dell'articolo 49 della Convenzione di Vienna del 24 aprile 1963;
    • i funzionari di organizzazioni internazionali, esenti in base allo specifico accordo di sede applicabile;
    • i militari di cittadinanza non italiana o il personale civile non residente in Italia di cittadinanza non italiana appartenenti alle forze NATO di stanza in Italia, ai sensi dell'articolo 10 della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951.

Come si fa a non pagare il canone per il 2017?

Intestatario di utenza elettrica domestica ma non possessore di nessun apparecchio atto o adattabile alla ricezione.

Deve compilare una dichiarazione sostitutiva da inviare alla Direzione Provinciale I di Torino dell’Agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio 2017.

L'utente che "non vuole" pagare il canone può anche pagare solo i costi dell'erogazione del servizio elettrico al suo fornitore senza subire nessun disservizio o interruzione della fornitura. Se in seguito a verifiche risulti aver evaso il canone, sarà cura dell'Agenzia delle Entrate effettuare tutti i provvedimenti necessari.

I cittadini che hanno compiuto 75 anni, con un reddito annuo non superiore a 6.713 euro

Devono compilare una dichiarazione sostitutiva ed inviarla alla Direzione Provinciale Torino I dell'agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio 2017

Agenti diplomatici e militari esenti

Devono compilare una dichiarazione sostitutiva ed inviarla alla Direzione Provinciale Torino I dell'agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio 2017

Modalità di invio

  1. Chi sceglie la raccomandata deve utilizzare un plico senza busta e allegare un documento d'identità valido, indirizzato a  Sat - c.p.22 Torino.
  2. Per via telematica direttamente dal sito dell'Agenzia delle entrate se si è registrati, oppure tramite Caf.
  3. Invio per posta certificata, ma solo per chi , oltre alla casella pec, possiede anche la firma digitale. La dichiarazione firmata digitalmente dovrà essere inviata  all'indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it

Richiesta di rimborso del canone TV addebitato nelle fatture elettriche

Il titolare del contratto di fornitura di energia elettrica, o gli eredi,  possono chiedere il rimborso del canone di abbonamento alla televisione per uso privato pagato mediante addebito sulle fatture per la fornitura di energia elettrica, ma non dovuto, compilando l’apposito modello approvato con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 2 agosto 2016. Questo modello deve essere utilizzato esclusivamente nel caso in cui il canone sia stato pagato indebitamente a seguito di addebito nella fattura per la fornitura di energia elettrica.

Come

L’istanza può essere presentata in via telematica dal titolare dell’utenza elettrica, dai suoi eredi o dagli intermediari abilitati, mediante la specifica applicazione web.

Inoltre,  l'istanza di rimborso può essere presentata, insieme ad un valido documento di riconoscimento, a mezzo del servizio postale con raccomandata al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate, Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

Motivazioni

Nell’istanza di rimborso va indicato, tra l’altro, il motivo della richiesta, riportando una delle seguenti causali:

  • il richiedente o un altro componente della sua famiglia anagrafica è in possesso dei requisiti di esenzione relativi ai cittadini che hanno compiuto il 75° anno di età con reddito complessivo familiare non superiore a 6.713,98 euro ed è stata presentata l’apposita dichiarazione sostitutiva (codice 1);
  • il richiedente o un altro componente della sua famiglia anagrafica è esente per effetto di convenzioni internazionali (ad esempio, diplomatici e militari stranieri) ed è stata presentata l’apposita dichiarazione sostitutiva (codice 2);
  • il richiedente ha pagato il canone mediante addebito sulle fatture per energia elettrica, e lui stesso o un altro componente della sua famiglia anagrafica ha pagato anche con altre modalità, ad esempio mediante addebito sulla pensione (codice 3);
  • il richiedente ha pagato il canone mediante addebito sulle fatture per energia elettrica e lo stesso è stato pagato anche mediante addebito sulle fatture relative ad un’utenza elettrica intestata ad un altro componente della stessa famiglia anagrafica (codice 4) indicando anche il codice del familiare a cui è stato addebitato il canone e il periodo;
  • il richiedente ha presentato la dichiarazione sostitutiva di non detenzione di apparecchi televisivi da parte propria e dei componenti della sua famiglia anagrafica (codice 5);
  • è possibile indicare una motivazione diversa dalle precedenti, indicando il codice 6 e riassumendo sinteticamente il motivo della richiesta nell’apposito spazio del modello.

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Burocrazia repressa

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La burocrazia è come un serpente: lunga e letale

La burocrazia italiana dovrebbe essere inclusa nelle cause di morte più soventi.

Vi siete mai chiesti quanto impiega una persona a presentare una pratica ad un ufficio? Pensateci un attimo, facciamoci due conti per capire quanto tempo della nostra vita sprechiamo per correre dietro a quello che dovrebbe essere un nostro diritto.

Dedicatemi qualche secondo.

Scheletro in attesa - ACSEMA

Sveglia alle 7.00 del mattino per riuscire ad arrivare allo sportello prima delle 8.00, per prendere un numero basso di prenotazione per poi accorgersi che ci sono altri “intelligenti” come noi che si sono svegliati alle 6.30 e sono arrivati con qualche minuto di anticipo ed hanno preso il loro preziosissimo “numero” prima di noi.

Ore ed ore di coda agli sportelli nella infastidita supponenza dei funzionari che di storie come la nostra ne sentono a centinaia tutti i giorni.

Dopo aver perso l’intera mattinata e quindi una giornata di lavoro (per chi ce l’ha), si torna a casa, senza risposta e nella speranza di una soluzione che se arriverà, lo farà con calma e senza fretta. Peccato però che noi ABBIAMO fretta!

Vogliamo parlare dei servizi di assistenza telefonici?

Ma si, facciamoci del male!

I Conti che non ti aspetti!

Code telefoniche interminabili, alla fine colloqui con persone che sono poco preparate e a volte non parlano nemmeno italiano e nel frattempo il nostro disservizio resta li, in attesa di una mano santa che ce lo risolva, tanto la risposta dell’operatore telefonico è sempre: “cercheremo di risolvere il problema in poco tempo, al massimo in 24 h LAVORATIVE”.

Ma quante sono 24h lavorative? Basta ascoltare gli orari in cui gli operatori ricevono le chiamate.

Gli operatori non lavorano 24h e i tecnici hanno una giornata lavorativa normale, di 8h. Quindi ad occhio e croce, le 24h che ci hanno annunciato e che servono per processare la nostra pratica, si traducono in minimo DUE GIORNI di noi comuni mortali, visto che i tecnici, non lavorano di notte. E se malauguratamente il disservizio dovesse capitare di sabato?

Sarebbe un ulteriore problema, perchè la maggior parte dei servizi erogati di cui noi usufruiamo, non hanno assistenza la domenica, quindi aggiungiamo 24h "reali" al piccolo conteggio che abbiamo fatto.

E intanto il disservizio? Niente, il disservizio ce lo teniamo fino all’alba del terzo giorno, aspettando che resusciti da solo.

A volte pochi calcoli ti fanno rendere conto che la vita è tutta un giro di orologio e perché sprecare ore preziose del nostro tempo?

Non sarebbe meglio avere un solo interlocutore che processa in tempo reale le nostre pratiche e ci da una tempistica reale di esecuzione?

Noi siamo qua!

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Pensioni: chiarezza sulle nuove riforme

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Pensioni: un lusso per pochi

Le pensioni sono diventato un miraggio.

Ormai andare in pensione, nel nostro paese è un lusso per pochi. Troppe persone stanche, logorate da una vita di fatica e sacrifici, tendono ad allungare il loro tempo lavorativo, con la triste prospettiva che quello che dovrebbe essere il loro meritato riposo, possa rimanere solo una tenue speranza, abbandonata in un cassetto stracolmo di conti, bollette e rate da pagare.

 

pensione = reincarnazione

Quella che può essere una battuta, oggi, in Italia, per migliaia di persone è la terribile realtà: l'età che avanza, la forza e il vigore che viene a mancare e un futuro avvolto da un coltre nera di pessimismo reale, legato all'andamento della nostra bellissima nazione, sull'economia che stenta e non riesce a decollare sulla voglia di crederci che è venuta a mancare, date le delusioni degli ultimi anni.

La nuova RIFORMA PENSIONE 2016

Nelle ultime ore i media ci stanno bombardando con le "ultime dal mondo pensioni", ma dare notizie a volte non basta e in Italia siamo maestri a far passare ad arte notizie parziali o confezionate.

SVEGLIA!

Cerchiamo di chiarire un pò di punti oscuri:

Secondo la riforma pensionistica passata alla storia recente come Riforma Fornero i nostri lavoratori potranno finalmente godersi il meritato riposo:

Requisiti anagrafici

età pensionisticaPer chi ha il primo accredito contributivo dopo il primo gennaio gennaio 1996, l’adeguamento alla speranza di vita si applica al requisito anagrafico previsto dall’articolo 24, comma 7, della Riforma Fornero, quindi in pratica l’età pensionabile, dal primo gennaio 2016, è pari a 70 anni e 7 mesi.

Requisiti contributivi: quando hai avuto la fortuna di trovare lavoro?

requisiti contributivi

E con la riforma che ci stanno prospettando in questi giorni?

Vuoi andare in pensione prima? Non vuoi aspettare di reincarnarti? Vuoi goderti un meritato riposo?

In questi ultimi giorni non si fa che parlare del metodo di andare in pensione in anticipo. Come?

Facile: pagando un debito spalmato fino a 20 anni come se avessimo acceso un mutuo.

Cioè noi dobbiamo pagare il riscatto!

totò e peppino dannoFacciamoci due conti basandoci su una simulazione che è stata pubblicata dal quotidiano La Nazione che ha riassunto, per i vari livelli di pensione che vanno da mille, millecinquecento e tremila euro lordi mensili e considerando un tasso medio del 3 per cento per il prestito a venti anni, quanto dovrà essere versato a titolo di rimborso.

PIANO PRESTITO PENSIONISTICO

Praticamente, 3 anni di libertà anticipata per una vita di stenti e sacrifici, ci costano in 20 anni: da un minimo di 51840 € ad un massimo di 155760 €

Ma non ci preoccupiamo!

Solo pochi eletti nella fase sperimentale sperimentale, potranno scegliere di chiedere la pensione anticipata con il metodo Ape.

I contribuenti nati tra il 1951 ed il 1953, con estensione, dal 2018 a quelli nati nel 1954  e nel 2019 a quelli del 1955.

Per ulteriori informazioni! noi siamo qui.

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Riforma Fornero: 50000€ di rimborso

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Perequazione pensioni: rimborso pesante per i pensionati incostituzionalmente alleggeriti dalla "Riforma Fornero"

Il rimborso per i pensionati che si sono visti negati i loro diritti costituzionali, adesso è possibile. Scopriamo come.

I dati storici:

2011 Governo Monti: Con l’articolo 24 comma 25 del DL 201 del 6 dicembre 2011 il Ministro Fornero ha sospeso la rivalutazione della pensione per gli anni 2012 e 2013.

2015 Sentenza Corte Costituzionale: Con la sentenza n° 70 datata 30 aprile 2015, la Corte Costituzionale ha stabilito che la rivalutazione della pensione non doveva essere sospesa e che i cittadini Italiani devono ricevere quanto gli è stato negato.

2015 Governo Renzi: Il Governo Italiano non si adegua all’ordine della Corte Costituzionale e decide di riconoscere solo in minima parte o addirittura non riconoscere, nella maggior parte dei casi, il rimborso ai pensionati che si sono visti privati del loro legittimo diritto.

Incostituzionalità della riforma: pensionati alla riscossa

Contro la Riforma Fornero ritenuta incostituzionale dalla sentenza della Corte Costituzionale 70/2015 può presentare ricorso chiunque percepisca, dal dicembre 2011, una pensione superiore a 1.450 euro lordi (circa 1.088 euro netti) e che abbia subito il blocco della rivalutazione delle pensioni previsto dalla “Riforma Fornero”. Chi percepisce una pensione inferiore a questa cifra lorda, non ha subito alcun blocco della rivaluitazione.

La Riforma Fornero ha creato un serio danno economico ai pensionati che rientrano nella categoria.

Facciamoci due conti:

  • La svalutazione nel 2012 è stata del 2.7% per il 2013 del 3% . Ciò vuol dire che prendendo come base un trattamento pensionistico lordo di 30.000 euro annui per i due anni,l’importo si aggira intorno ai 1.800 euro.
  • Moltiplicando questa cifra per tutti gli anni di una durata media di un trattamento pensionistico di 25 anni, scopriamo che questo determina una somma non inferiore a 50.000 euro.

Il ricorso consiste nella richiesta al giudice competente (Corte dei Conti Regionale per i pensionati pubblici, giudice del lavoro provinciale per i pensionati privati) di ritenere la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art 1 comma 1 del d.l. 65/2015, convertito in legge n. 109/2015, e di rinviare la causa alla Corte Costituzionale.

Qualora la Corte Costituzionale dichiari l’illegittimità costituzionale della norma, il giudizio sarà praticamente vinto e si avrà diritto alla ricostituzione della pensione secondo i parametri precedenti al decreto Renzi.

Per informazioni su come e dove presentare il ricorso, inviare una richiesta di informazioni sul sito della nostra associazione.

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