Addio 730: entro 5 anni gli italiani da controllati a “controllori” del fisco

Modello 730: ultimi 5 anni e poi...

Il direttore dell'Agenzia dell'Entrate, Ernesto Ruffini, ha dichiarato che il modello 730 ha i giorni contati.

Entro 5 anni, gli italiani non dovranno più dichiarare i loro redditi, ma riceveranno un'elaborazione dati da parte del fisco, che i cittadini dovranno solo controllare.

Questa manovra ha il fine di diminuire "drasticamente" le tasse.

Il direttore ha ammesso che il nostro paese, ha un numero di tasse, superiore alla media europea.

“Accumulando sempre più dati ed evitando naturalmente di chiedere quelli che già abbiamo, deve venir meno il concetto stesso di dichiarazione dei redditi”, spiega. “Nel momento in cui il Fisco possiede tutti i dati, ti presenta l’elaborazione di quegli stessi dati e tu da controllato diventi controllore del fisco. Ti fornisco un servizio e hai il diritto di vedere se ho lavorato bene”.

Cartelle esattoriali: approvata la rottamazione bis

Approvato il decreto fiscale: l'Italia vara la rottamazione bis

Il 13 ottobre, il consiglio dei ministri ha introdotto la rottamazione bis.

La rottamazione delle cartelle Equitalia dell'inizio del 2017 ha portato ingenti somme di danaro nelle casse dello Stato, somme che, senza la manovra approvata, probabilmente non sarebbero entrate così facilmente.

E quindi: altro giro, altra corsa! Venghino signori venghino!

Lo Stato italiano ha capito che se tende una mano verso i contribuenti, potrebbero finalmente quadrare i conti.

Il Governo ci ha preso gusto, tanto che il 13 ottobre, il Consiglio dei Ministri, ha approvato la "rottamazione bis".

Rottamazione Bis: requisiti e scadenze

La rottamazione delle cartelle esattoriali Equitalia o ex Equitalia, è il procedimento che consente ai contribuenti morosi di mettersi in regola pagando il dovuto senza sanzioni e interessi.

Il mini condono che si era chiuso  a maggio scorso potrà essere, quindi, applicato anche ai carichi affidati all’agente della riscossione dal primo gennaio al 30 settembre 2017.

Il contribuente dovrà presentare domanda entro il 15 maggio 2018 e il pagamento delle somme dovute dovrà essere effettuato in un numero massimo di cinque rate di pari importo nei mesi di

  1. luglio 2018,
  2. settembre 2018,
  3. ottobre 2018,
  4. novembre 2018,
  5. febbraio 2019.

Potranno ripresentare domanda anche coloro che già hanno ottenuto la dilazione ma che non hanno poi pagato le rate previste, facendo decadere il beneficio accordato. Viene dunque consentito al debitore di effettuare entro il 30 novembre 2017 il pagamento delle rate della definizione agevolata dei carichi scadute a luglio e a settembre 2017. I contribuenti interessati dovranno versare entro il 31 maggio 2018 le rate non corrisposte dei piani di dilazione. Chiaramente si tratta di quanto previsto dal decreto entrato nel Cdm e che dunque dovrà essere convertito entro 60 giorni dal Parlamento. Possibile quindi che vi siano ulteriori modifiche migliorative chieste nei lavori da parte dei partiti che tendono a richiedere l'aumento delle rate da 5 a 10 per i contribuenti finanziariamente più deboli.

 

Recupero Crediti: violazione dei diritti del consumatore

Recupero crediti: il consumatore vessato da continue telefonate e minacce

Spesso le società di recupero credito utilizzano la disinformazione degli interlocutori, per fare pressioni sui pagamenti che a loro risultano insoluti.

Moltissime volte, le società che vantano nei confronti del consumatore un ipotetico credito, cedono i dati del cliente alle società di recupero crediti da loro incaricata.

Obbligo di informazione

Le società che vantano il credito, possono cederlo a favore di società di recupero credito che hanno il dovere di avvisare il debitore del passaggio tramite raccomandata A/R.

Il debitore ha diritto ad essere informato dell’avvenuto trasferimento del credito per comprendere a quale soggetto deve corrisponderlo.

Esistono due tipi di concessioni o cessioni del credito: "pro solvendo" e "pro soluto".

Nel primo caso le società di recupero credito operano per nome e per conto del creditore tramite mandato e incassano provvigioni sul recuperato.

Nel caso del "pro soluto" invece, le società di recupero crediti acquisiscono il diritto sul credito per intero, compreso i privilegi e le garanzie che il debitore ha fornito. In questo caso è obbligo inviare comunicazione scritta al debitore sull'acquisizione del credito con raccomandata A/R.

L’ultima società cessionaria deve dunque farsi carico di dimostrare al debitore di essere legittimata a riscuotere il credito, fornendogli copia (preferibilmente conforme all'originale) delle lettere di cessione precedenti, visto che il credito può essere ceduto più volte. Esse costituiscono parte integrante del fascicolo del debitore.

Per queste ragioni, il debitore deve sempre richiedere, tramite comunicazione A/R, che la società cessionaria fornisca gli attestati della titolarità del credito vantato.

Le società di recupero credito che contattano telefonicamente il debitore, devono riferire per conto di chi chiamano e per quale credito

Gli operatori che lavorano presso queste società sono obbligati:

  1. a contattare il debitore con numero visibile,
  2. a fornire il loro nome reale,
  3. riferire il nome della società per cui lavorano,
  4. dare notizie in merito al credito vantato solo al debitore.

I metodi illeciti del recupero crediti

Gli operatori del recupero crediti: un continuo barcamenarsi tra illazioni, minacce e terrorismo telefonico illegale

In un periodo di crisi, come quello che stiamo attraversando, le società di recupero crediti scendono in campo più aggressive che mai , a volte utilizzando metodi alquanto sportivi e illeciti.

Vediamone qualcuno!

La società di recupero crediti deve rivolgersi solo al debitore

Non sono legali le comunicazioni scritte consegnate a parenti, amici, affini o addirittura vicini di casa. La raccomandata deve essere consegnata e controfirmata dal debitore. In caso contrario, potrebbe rientrare nel reato di violazione della privacy.

Le comunicazioni telefoniche devono avvenire solo e soltanto con il debitore interessato, che  chiederà la ricezione di una comunicazione scritta sulla cessione del suo credito e/o sulle autorizzazioni che la sedicente società incaricata asserisce di avere.

Qualora la società di recupero crediti, agisca in modo illecito: "spifferando" notizie sull'ipotetico debito anche  solo al coniuge, senza parlare dei vicini di casa per avere un recapito alternativo del debitore o addirittura al datore di lavoro, può essere denunciata alle autorità per violazione del diritto sulla privacy.

L'operatore non può dichiarare il falso per intimorire il debitore perchè anche questo è reato e non deve minacciare il debitore inventando procedure legali inesistenti o sproporzionate.

L'operatore non può cercare il debitore su altri numeri che non siano quelli intestati al debitore stesso, non può superare un numero "decente" di telefonate al giorno e fatte in orari proponibili.

Se queste piccole regole del vivere civile non vengono rispettate, il debitore può serenamente DENUNCIARE.

Il recupero crediti rasenta il codice civile e in molti casi anche quello penale: ATTENZIONE!

  1. Intimidazione,
  2. Minaccia,
  3. Stalking,
  4. Lesione della privacy.

E se si presentano alla porta in qualità di agenti di riscossione o procuratori?

Le società di recupero crediti, come qualsiasi persona fisica o giuridica che vanta un credito, non ha alcun diritto di presentarsi presso il domicilio del debitore per esigere il pagamento del dovuto.

Qualora un incaricato si presentasse presso il domicilio del debitore dovrà obbligatoriamente esibire le sue autorizzazioni e il suo mandato e il debitore ha il diritto di non riceverlo e di non intrattenere con questo individuo nessun tipo di colloquio, in quanto costui rappresenta un operatore di recupero crediti "mobile" nell'esercizio delle sue funzioni, ma non è un pubblico ufficiale.

In sintesi: se il debitore non vuol sapere di parlare con l'agente di riscossione, gli chiede di andare via e costui è obbligato ad andarsene.

 

 

 

 

 

 

 

 

Energia elettrica: nasce la Tutela Simile

Il 1° Gennaio 2017 è nato il servizio di Tutela Simile, il nuovo regime per la fruizione di energia elettrica.

Tutela Simile: la nascita

 

Vediamo nei dettagli cosa aspettarci, data la nuova ondata di "non-informazione" e Associazione Cittadina Se.Ma. prova a porre rimedio, prima che una nuova e immensa orda di sedicenti consulenti, che in realtà sono venditori porta a porta si presentino sul nostro zerbino.

Dal 1 gennaio 2017 muore la Maggior Tutela, il regime di mercato a cui ancora moltissimi nostri connazionali, anche possessori di partita IVA, avevano aderito per la fornitura di energia, ma che non può essere più scelto dato la delibera AEEG 302/2016.

Un passo indietro, ma che cos'è il regime di Maggior Tutela? Scopriamo insieme qualche notizia che ci farebbe comodo o magari farebbe comodo alle nostre tasche.

Regime Maggior Tutela

Il servizio di maggior tutela è il regime tariffario stabilito dall'Autorità per l'Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico (AEEGSI).

Con la completa liberalizzazione del mercato dell'energia (2007), il consumatore può scegliere il fornitore di energia elettrica o di gas che preferisce; tuttavia egli può decidere di non scegliere un offerta del mercato libero e continuare il rapporto di fornitura di energia elettrica o gas alle condizioni interamente regolate.

Regime Mercato Libero

Alla fine degli anni '90 il Dl. n. 79 del 16 marzo 1999 (decreto Bersani) avvia in Italia il processo di liberalizzazione del mercato dell'energia. Tale decreto, che recepiva ufficialmente le indicazioni della direttiva comunitaria del 1996 volta alla creazione del Mercato Unico dell'energia in Europa, ha permesso una graduale liberalizzazione delle attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica. Dal luglio 2007 il mercato dell'energia in Italia è completamente liberalizzato, ogni fornitore può decidere di entrare sul mercato in qualsiasi momento e gli utenti possono liberamente decidere a quale fornitore rivolgersi.

1° Gennaio 2017: nasce Tutela Simile

Regime di mercato elettrico istituito dall'AEEG al fine di accompagnare privati e piccole aziende con meno di 50 dipendenti che non hanno scelto ancora un fornitore di mercato libero ad abbandonare la maggior tutela, che di fatto  resterà in vigore fino alla sua rimozione ex-lege.

La Tutela SIMILE è una particolare tipologia di contratto di fornitura di energia elettrica di durata di 12 mesi non rinnovabile. Tale contratto, pur basandosi sul mercato libero, è composto da condizioni contrattuali definite dall'Autorità, obbligatorie ed omogenee per tutti i venditori. Le condizioni economiche sono analoghe a quelle del servizio di Maggior Tutela, ma con la riduzione di un bonus una tantum - qualora il contratto perduri per tutti i 12 mesi - diverso da fornitore a fornitore, che viene applicato nella prima bolletta. Per tale ragione le offerte di Tutela SIMILE sono facilmente confrontabili tra loro e con il servizio di Maggior Tutela.

Tutti i clienti domestici e le piccole imprese, attualmente serviti in Maggior Tutela, possono scegliere il contratto di Tutela SIMILE, autonomamente o con l'aiuto di un una Associazione dei consumatori o di categoria per le piccole e medie imprese accreditate presso Acquirente unico, definiti facilitatori.

Che cosa si fa?

Per scegliere il nuovo fornitore di energia elettrica, senza avere disagi e disservizi, basta affidarsi a dei consulenti (CONSULENTI) e non rappresentanti o venditori.

Chiedete l'analisi gratuita della vostra fattura e il professionista vi indicherà la strada da seguire.

Diffidate da chi bussa alla porta "spacciandosi" per ENEL che vi porta a domicilio i nuovi moduli da firmare.

Enel non manda nessun modulo da firmare, sono CONTRATTI DI FORNITURA di società appartenenti al mercato libero che magari hanno anche lo stesso nome e logo e non di Enel servizio elettrico, società del maggior tutela a cui tutti siamo abituati.

Segnalate la loro presenza alle forze dell'ordine se si presentano con questa frase e se siete "informatizzati" segnalate la loro presenza all'AEEG.

Mondo Energia: il tempo dello switching energetico si adegua alla normativa

Dal 1° gennaio 2017, novità nell’esercizio del recesso dai contratti di somministrazione di energia elettrica e gas (switcing energetico) per cambio di fornitore.

Switching Energetico: come funziona e cosa si deve fare

Importanti novità si prospettano, a partire dal 1° gennaio 2017, per i contratti di somministrazione di energia elettrica e gas. Vale la pena ricordare che, tra gli elementi principali di questi contratti, vi ritroviamo:

  • Inizio somministrazione o data (presumibile) attivazione (prima data utile);
  • Facoltà per il venditore di condizionare lo switching (il venditore entrante può ripensarci e non attivare la fornitura idem per il consumatore domestico);
  • Durata del contratto;
  • Modalità di recesso.

Su quest’ultimo punto l’Autorità per l’energia ha – con la delibera 302/2016 – ridotto a tre settimane le tempistiche per cambiare il fornitore di energia. Da 90 giorni si passa quindi a 21 giorni.

Il provvedimento si applicherà obbligatoriamente, a partire dal 1° gennaio 2017, ai seguenti contratti:

  • Elettricità: utenze domestiche e utenze non domestiche alimentate in bassa tensione;
  • Gas:utenze domestiche e non domestiche purché limitatamente ai punti con consumi annui complessivamente inferiori a 200.000 Smc

Diciamolo subito, la norma di applica anche sui contratti in essere, vale a dire quelli siglati prima del 2017.

Per effetto di tale delibera – e congiuntamente a quelle inerenti le procedure di attivazione di un contratto (cd switching) definite dalla disciplina di cui alle deliberazioni 258/2015/R/com e 487/2015/R/eel – a seguito della firma di un nuovo contratto di fornitura nei primi giorni del mese N si potrà passare con il nuovo fornitore a partire dal 1° giorno del mese N+1.