Burocrazia repressa

La burocrazia è come un serpente: lunga e letale

La burocrazia italiana dovrebbe essere inclusa nelle cause di morte più soventi.

Vi siete mai chiesti quanto impiega una persona a presentare una pratica ad un ufficio? Pensateci un attimo, facciamoci due conti per capire quanto tempo della nostra vita sprechiamo per correre dietro a quello che dovrebbe essere un nostro diritto.

Dedicatemi qualche secondo.

Scheletro in attesa - ACSEMA

Sveglia alle 7.00 del mattino per riuscire ad arrivare allo sportello prima delle 8.00, per prendere un numero basso di prenotazione per poi accorgersi che ci sono altri “intelligenti” come noi che si sono svegliati alle 6.30 e sono arrivati con qualche minuto di anticipo ed hanno preso il loro preziosissimo “numero” prima di noi.

Ore ed ore di coda agli sportelli nella infastidita supponenza dei funzionari che di storie come la nostra ne sentono a centinaia tutti i giorni.

Dopo aver perso l’intera mattinata e quindi una giornata di lavoro (per chi ce l’ha), si torna a casa, senza risposta e nella speranza di una soluzione che se arriverà, lo farà con calma e senza fretta. Peccato però che noi ABBIAMO fretta!

Vogliamo parlare dei servizi di assistenza telefonici?

Ma si, facciamoci del male!

I Conti che non ti aspetti!

Code telefoniche interminabili, alla fine colloqui con persone che sono poco preparate e a volte non parlano nemmeno italiano e nel frattempo il nostro disservizio resta li, in attesa di una mano santa che ce lo risolva, tanto la risposta dell’operatore telefonico è sempre: “cercheremo di risolvere il problema in poco tempo, al massimo in 24 h LAVORATIVE”.

Ma quante sono 24h lavorative? Basta ascoltare gli orari in cui gli operatori ricevono le chiamate.

Gli operatori non lavorano 24h e i tecnici hanno una giornata lavorativa normale, di 8h. Quindi ad occhio e croce, le 24h che ci hanno annunciato e che servono per processare la nostra pratica, si traducono in minimo DUE GIORNI di noi comuni mortali, visto che i tecnici, non lavorano di notte. E se malauguratamente il disservizio dovesse capitare di sabato?

Sarebbe un ulteriore problema, perchè la maggior parte dei servizi erogati di cui noi usufruiamo, non hanno assistenza la domenica, quindi aggiungiamo 24h "reali" al piccolo conteggio che abbiamo fatto.

E intanto il disservizio? Niente, il disservizio ce lo teniamo fino all’alba del terzo giorno, aspettando che resusciti da solo.

A volte pochi calcoli ti fanno rendere conto che la vita è tutta un giro di orologio e perché sprecare ore preziose del nostro tempo?

Non sarebbe meglio avere un solo interlocutore che processa in tempo reale le nostre pratiche e ci da una tempistica reale di esecuzione?

Noi siamo qua!

La solitudine dei dimenticati

Chi ha santi va in paradiso e chi non li ha...

Storia reale di chi ha bisogno di un aiuto sociale

insieme-si-puo

Chiedere aiuto alla propria comunità non è qualcosa di cui vergognarsi, è il diritto di ogni essere umano.

Tutti hanno #dirittoadaverediritto!

Sulle grandi testate non si fa altre che parlare di barconi, immigrati, tragedie che queste persone, purtroppo, affrontano nella speranza di approdare in un mondo migliore che dia a loro e alle proprie famiglie un futuro.

Nessuna testata giornalistica, però, accende i riflettori su quella che oggi è la piaga più profonda e infetta dell'Italia: la "miseria della porta accanto".

Tanti, troppi, nostri concittadini, di origine tricolore o anche solo di passaggio sul nostro territorio nazionale, soffrono silenziosamente e patiscono privazioni di ogni genere, senza alzare il dito, senza farsi notare, morendo nell'ombra, senza aver nessun titolo per morire davanti agli occhi di tutti.

Perchè anche morire oggi è un diritto per pochi.

Una canzone di qualche anno fa citava "Sono le persone inutili , gente che non riesce a vivere che non mostra i denti e i muscoli che si arrende prima o poi."

La domanda ancora oggi è "perchè?"

Perchè queste persone non gridano il loro bisogno di aiuto?

Perchè non sottolineano la loro sofferenza, il loro diritto di essere aiutati perchè componenti della società?

La risposta la possiamo leggere nelle parole di quella canzone o negli occhi di chi ci sta di fianco e muore da solo, in casa, senza rumore, come ha vissuto la propria vita, tra le quattro mura di un esistenza grigia: li abbiamo dimenticati!

Per questo bisogna reagire, per questo bisogna riflettere, per questo bisogna far sentire la nostra voce e se la nostra voce è flebile, lontana, è troppo timida, dobbiamo gridare insieme e rendere l'impossibile, possibile.

Svegliamo le nostre coscienze sociali, stendiamo una mano verso chi ha bisogno, aiutiamolo a rimettersi in carreggiata, non aspettiamoci sempre un grazie.

La nostra associazione vuole essere un megafono, vuole dare voce amplificata a quelle che son le richieste di aiuto.

Non abbiate timore a farvi avanti e chiedere il nostro aiuto, perchè ACSEMA esiste, ACSEMA c'è e vuole continuare ad esserci, promuovendo nuovi progetti, nuove iniziative.

#Insiemesipuò: noi ci crediamo!

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