Cartelle esattoriali: approvata la rottamazione bis

Approvato il decreto fiscale: l'Italia vara la rottamazione bis

Il 13 ottobre, il consiglio dei ministri ha introdotto la rottamazione bis.

La rottamazione delle cartelle Equitalia dell'inizio del 2017 ha portato ingenti somme di danaro nelle casse dello Stato, somme che, senza la manovra approvata, probabilmente non sarebbero entrate così facilmente.

E quindi: altro giro, altra corsa! Venghino signori venghino!

Lo Stato italiano ha capito che se tende una mano verso i contribuenti, potrebbero finalmente quadrare i conti.

Il Governo ci ha preso gusto, tanto che il 13 ottobre, il Consiglio dei Ministri, ha approvato la "rottamazione bis".

Rottamazione Bis: requisiti e scadenze

La rottamazione delle cartelle esattoriali Equitalia o ex Equitalia, è il procedimento che consente ai contribuenti morosi di mettersi in regola pagando il dovuto senza sanzioni e interessi.

Il mini condono che si era chiuso  a maggio scorso potrà essere, quindi, applicato anche ai carichi affidati all’agente della riscossione dal primo gennaio al 30 settembre 2017.

Il contribuente dovrà presentare domanda entro il 15 maggio 2018 e il pagamento delle somme dovute dovrà essere effettuato in un numero massimo di cinque rate di pari importo nei mesi di

  1. luglio 2018,
  2. settembre 2018,
  3. ottobre 2018,
  4. novembre 2018,
  5. febbraio 2019.

Potranno ripresentare domanda anche coloro che già hanno ottenuto la dilazione ma che non hanno poi pagato le rate previste, facendo decadere il beneficio accordato. Viene dunque consentito al debitore di effettuare entro il 30 novembre 2017 il pagamento delle rate della definizione agevolata dei carichi scadute a luglio e a settembre 2017. I contribuenti interessati dovranno versare entro il 31 maggio 2018 le rate non corrisposte dei piani di dilazione. Chiaramente si tratta di quanto previsto dal decreto entrato nel Cdm e che dunque dovrà essere convertito entro 60 giorni dal Parlamento. Possibile quindi che vi siano ulteriori modifiche migliorative chieste nei lavori da parte dei partiti che tendono a richiedere l'aumento delle rate da 5 a 10 per i contribuenti finanziariamente più deboli.

 

Recupero Crediti: violazione dei diritti del consumatore

Recupero crediti: il consumatore vessato da continue telefonate e minacce

Spesso le società di recupero credito utilizzano la disinformazione degli interlocutori, per fare pressioni sui pagamenti che a loro risultano insoluti.

Moltissime volte, le società che vantano nei confronti del consumatore un ipotetico credito, cedono i dati del cliente alle società di recupero crediti da loro incaricata.

Obbligo di informazione

Le società che vantano il credito, possono cederlo a favore di società di recupero credito che hanno il dovere di avvisare il debitore del passaggio tramite raccomandata A/R.

Il debitore ha diritto ad essere informato dell’avvenuto trasferimento del credito per comprendere a quale soggetto deve corrisponderlo.

Esistono due tipi di concessioni o cessioni del credito: "pro solvendo" e "pro soluto".

Nel primo caso le società di recupero credito operano per nome e per conto del creditore tramite mandato e incassano provvigioni sul recuperato.

Nel caso del "pro soluto" invece, le società di recupero crediti acquisiscono il diritto sul credito per intero, compreso i privilegi e le garanzie che il debitore ha fornito. In questo caso è obbligo inviare comunicazione scritta al debitore sull'acquisizione del credito con raccomandata A/R.

L’ultima società cessionaria deve dunque farsi carico di dimostrare al debitore di essere legittimata a riscuotere il credito, fornendogli copia (preferibilmente conforme all'originale) delle lettere di cessione precedenti, visto che il credito può essere ceduto più volte. Esse costituiscono parte integrante del fascicolo del debitore.

Per queste ragioni, il debitore deve sempre richiedere, tramite comunicazione A/R, che la società cessionaria fornisca gli attestati della titolarità del credito vantato.

Le società di recupero credito che contattano telefonicamente il debitore, devono riferire per conto di chi chiamano e per quale credito

Gli operatori che lavorano presso queste società sono obbligati:

  1. a contattare il debitore con numero visibile,
  2. a fornire il loro nome reale,
  3. riferire il nome della società per cui lavorano,
  4. dare notizie in merito al credito vantato solo al debitore.

I metodi illeciti del recupero crediti

Gli operatori del recupero crediti: un continuo barcamenarsi tra illazioni, minacce e terrorismo telefonico illegale

In un periodo di crisi, come quello che stiamo attraversando, le società di recupero crediti scendono in campo più aggressive che mai , a volte utilizzando metodi alquanto sportivi e illeciti.

Vediamone qualcuno!

La società di recupero crediti deve rivolgersi solo al debitore

Non sono legali le comunicazioni scritte consegnate a parenti, amici, affini o addirittura vicini di casa. La raccomandata deve essere consegnata e controfirmata dal debitore. In caso contrario, potrebbe rientrare nel reato di violazione della privacy.

Le comunicazioni telefoniche devono avvenire solo e soltanto con il debitore interessato, che  chiederà la ricezione di una comunicazione scritta sulla cessione del suo credito e/o sulle autorizzazioni che la sedicente società incaricata asserisce di avere.

Qualora la società di recupero crediti, agisca in modo illecito: "spifferando" notizie sull'ipotetico debito anche  solo al coniuge, senza parlare dei vicini di casa per avere un recapito alternativo del debitore o addirittura al datore di lavoro, può essere denunciata alle autorità per violazione del diritto sulla privacy.

L'operatore non può dichiarare il falso per intimorire il debitore perchè anche questo è reato e non deve minacciare il debitore inventando procedure legali inesistenti o sproporzionate.

L'operatore non può cercare il debitore su altri numeri che non siano quelli intestati al debitore stesso, non può superare un numero "decente" di telefonate al giorno e fatte in orari proponibili.

Se queste piccole regole del vivere civile non vengono rispettate, il debitore può serenamente DENUNCIARE.

Il recupero crediti rasenta il codice civile e in molti casi anche quello penale: ATTENZIONE!

  1. Intimidazione,
  2. Minaccia,
  3. Stalking,
  4. Lesione della privacy.

E se si presentano alla porta in qualità di agenti di riscossione o procuratori?

Le società di recupero crediti, come qualsiasi persona fisica o giuridica che vanta un credito, non ha alcun diritto di presentarsi presso il domicilio del debitore per esigere il pagamento del dovuto.

Qualora un incaricato si presentasse presso il domicilio del debitore dovrà obbligatoriamente esibire le sue autorizzazioni e il suo mandato e il debitore ha il diritto di non riceverlo e di non intrattenere con questo individuo nessun tipo di colloquio, in quanto costui rappresenta un operatore di recupero crediti "mobile" nell'esercizio delle sue funzioni, ma non è un pubblico ufficiale.

In sintesi: se il debitore non vuol sapere di parlare con l'agente di riscossione, gli chiede di andare via e costui è obbligato ad andarsene.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dichiarazione Situazione Reddituale (RED): normativa INPS 2017

DICHIARAZIONE RED 2017

Il modello RED è la dichiarazione della situazione reddituale che l'INPS impone per alcune categorie di pensionati.

A differenza delle altre dichiarazioni reddituali (730 e UNICO), il pensionato non dichiara spese in detrazione e in deduzione, ma solo redditi di pensione, redditi catastali e altri redditi percepiti durante l'anno precedente.

Vediamo insieme le modalità.


Modello RED 2017: di cosa parliamo

Il modello RED per le dichiarazioni reddituali pensionati rappresenta lo strumento, obbligatorio, con il quale i pensionati informano l’INPS rispetto al reddito e alle erogazioni previdenziali e assistenziali integrative ad esso collegate, anche del coniuge e dei componenti del nucleo rilevanti per la prestazione.

Tale modello contiene le informazioni fondamentali in base alle quali l’INPS accerta il diritto e l’esatto importo della pensione per tutti i contribuenti che rientrano nella suddetta circostanza.

L'INPS non invia comunicazioni cartacee ai pensionati residenti in Italia per richiedere le dichiarazioni reddituali al fine di verificare il diritto alle prestazioni percepite collegate al reddito.

Il modello RED va inviato esclusivamente per via telematica entro la scadenza prevista per la presentazione della dichiarazione dei redditi, ovvero il 30 settembre.

Non inviando il modello, l’erogazione viene sospesa, ma dalla sospensione si avranno 60 giorni di tempo per regolarizzare la dichiarazione con la prestazione che sarà quindi riattivata.

Modello RED 2017: chi deve presentarlo

Devono obbligatoriamente rendere la dichiarazione reddituale all'INPS:

  • I pensionati che non hanno altri redditi oltre a quello da pensione (propri e se previsto dei familiari) se la situazione reddituale è variata rispetto a quella dichiarata l'anno precedente.
  • I titolari di prestazioni collegate al reddito che non comunicano integralmente all'amministrazione finanziaria tutti i redditi sulle prestazioni, perché influenti sulle prestazioni e perché non devono essere comunicati all'Agenzia delle Entrate con la dichiarazione dei redditi (modello 730 o Unico).
  • Coloro che sono esonerati dall'obbligo di presentazione all'Agenzia delle Entrate della dichiarazione dei redditi e in possesso di redditi ulteriori a quelli da pensione. Per esempio coloro che hanno un reddito da pensione e un reddito da abitazione principale.
  • I titolari di alcune tipologie di redditi rilevanti ai fini previdenziali e che si dichiarano in maniera diversa ai fini fiscali all'Agenzia delle Entrate (modelli 730 o Unico), come per esempio, i redditi derivanti da collaborazione coordinata e continuativa o assimilati e lavoro autonomo, anche occasionale.

Non devono presentare all'INPS la dichiarazione reddituale i pensionati residenti in Italia beneficiari delle prestazioni collegate al reddito che abbiano già dichiarato all'Agenzia delle Entrate (tramite modello 730 o Unico) integralmente tutti i redditi (propri e se previsto dei familiari) che rilevano sulle prestazioni collegate al reddito in godimento. In questi casi l'INPS acquisirà le informazioni reddituali rilevanti per le prestazioni collegate al reddito direttamente dall'Agenzia delle Entrate o da altre banche dati delle pubbliche amministrazioni, come previsto dalla legge.

Modello RED 2017: comunicazioni INPS

La circolare 30 novembre 2015 n. 195 individua i soggetti obbligati alla dichiarazione reddituale all'INPS e mette in evidenza i casi in cui rilevano non solo i redditi del titolare della prestazione, ma anche quelli del coniuge o dei familiari.

 

Dichiarazione redditi 2017: quali spese possiamo detrarre?

Dichiarazione dei redditi 2017: le tasse dei contribuenti più leggere con le spese portate in detrazione e deduzione.

La dichiarazione dei redditi può diventare uno strumento per ricevere un beneficio economico. 

Ogni contribuente in sede di compilazione del Quadro E modello 730 anno 2017 e del Quadro RP Modello Unico PF 2017, può portare in detrazione e in deduzione molte delle spese quotidiane, accumulate durante l'anno d'imposta al fine di diminuire la base imponibile su cui vengono calcolate le tasse o addirittura la riduzione delle tasse stesse.


Qualora l’imposta dovuta sia inferiore alle detrazioni spettanti, il contribuente non ha diritto al rimborso della parte eccedente, fatta eccezione delle detrazioni sui canoni di locazione, per le quali è possibile chiederne il rimborso.

Abiti in una casa in affitto? La dichiarazione dei redditi ti potrebbe rimborsare parte del canone!

Le spese detraibili sono quelle spese che il contribuente ha sostenuto, per se stesso o per i familiari a carico, e accumulato nell'anno d'imposta per cui fa la dichiarazione (es. 2016 per la dichiarazione 2017) e che dichiarandole vengono sottratte dall'imposta già calcolata.

Le spese e gli oneri deducibili sono tutte quelle spese che il contribuente ha sostenuto, per se stesso o per i familiari a carico, e accumulato nell'anno d'imposta per cui fa la dichiarazione (es. 2016 per la dichiarazione 2017) e che dichiarandole verranno sottratte al reddito prima di calcolare l’imposta da pagare. 

Vediamole in dettaglio.

Dichiarazione dei redditi 2017: le spese in detrazione e in deduzione

Il contribuente con reddito inferiore ai 90.000 euro, nella dichiarazione dei redditi può scaricare anche le spese sostenute a nome dei familiari a carico come il coniuge, figli, nipoti, genitori ecc.

Il familiare, pertanto, per essere considerato a carico non deve aver superato il limite di reddito, che per il 2017 è di 2.840,51 euro, calcolato tenendo conto anche delle seguenti voci:

  • Reddito dei fabbricati: prodotto dall'applicazione della cedolare secca sulle locazioni.
  • Eventuali retribuzioni erogare da Enti, organismi Internazionali, consolati, Chiesa ecc.
  • La quota esente dei redditi di lavoro dipendente effettuato presso le zone di frontiera e paesi limitrofi in via continuativa o in rapporto esclusivo del soggetto residente in Italia.
  • Reddito d’impresa o di lavoro autonomo soggetto all'imposta sostitutiva dei contribuenti minimi o del regime per le nuove attività produttive.

 

I familiari che possono essere considerati fiscalmente a carico sono:

  1. Coniuge non legalmente separato ed effettivamente separato;
  2. Figli: naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati;
  3. Altri familiari:
    1. Coniuge legalmente ed effettivamente separati,
    2. Nipoti,
    3. Genitori biologici e/o Genitori adottivi,
    4. Generi e Nuore,
    5. Suoceri,
    6. Fratelli e Sorelle.

 

Dichiarazione dei redditi 2017: il contribuente può scaricare le spese del coniuge non legalmente separato

In base all'art. 12 del TIUR dall'imposta lorda sul reddito il contribuente può detrarre i seguenti importi:

  1. 800 euro fino a 15.000 euro di reddito.
  2. 690 euro, se il reddito complessivo è maggiore di 15 mila e fino a 40.000 euro;
  3. 690 euro per i redditi sopra i 40.000 euro inferiori a 80.000 euro. In questo caso la detrazione spetta per la parte eccedente i 40 mila.

E' previsto un aumento della detrazione in alcuni casi:

  • 10 euro se il reddito complessivo supera i 29.000 euro ma non oltre i 29.200 euro.
  • 20 euro, se il reddito complessivo è tra i 29.200 euro e 34.700 euro.
  • 30 euro se è superiore a 34.700 ma inferiore a 35.000 euro;
  • 20 euro se superiore a 35.000 euro ma inferiore a 35.100 euro;
  • 10 euro, se il reddito è tra 35.100 e 35.200 euro.

Dichiarazione dei redditi 2017: come scaricare le spese dei figli a carico

Dichiarazione dei redditi 2017: genitori conviventi ed entrambi con il reddito, genitori separati e altri casi. A chi spetta la detrazione?

La detrazione per i figli a carico va divisa al 50% tra i genitori non separati legalmente e previo accordo tra le parti, spetta al genitore con il reddito più alto.

In caso di separazione legale, cessazione o scioglimento del matrimonio la detrazione spetta, in mancanza di accordo, al genitore a cui sono stati affidati i figli e in caso di affidamento congiunto o condiviso, la detrazione spetta al 50%.

Qualora uno dei due genitori non posso fruire della detrazione spettante, per il superamento dei limiti di reddito, la detrazione spetta al 100% all'altro genitore, il quale è obbligato poi a riversare all'altro genitore affidatario il 50% della detrazione in caso di affidamento congiunto.

Se invece l'altro genitore non è presente e non ha riconosciuto il figlio o i figli, o se si è separato legalmente e i figli sono adottati, affidati o affiliati al solo contribuente che non è coniugato o separato successivamente, la detrazione per il primo figlio è pari a:

  • 750 euro purché conviva con il contribuente o riceva assegni alimentati non risultanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. La detrazione spettante è pari al rapporto tra 80.000 euro - reddito compelssivo/80.000 euro. 

Con 4 figli a carico è riconosciuto ai genitori un aumento di importo pari a 1200 euro da suddividere al 50% tra i genitori.

Dichiarazione dei redditi 2017 : qui l'elenco spese deducibili e elenco spese detraibili

Elenco spese detraibili:

  • Spese mediche generiche senza franchigia. Tali spese, sono trasmesse direttamente all'Agenzia delle Entrate, elaborate ed inserite nel 730 precompilato 2017. I cittadini che intendono opporsi all'utilizzo dei suddetti dati, devono darne specifica comunicazione all'Agenzia compilando il modulo opposizione, tramite sistema Tessera Sanitaria o non dando il proprio codice fiscale alla farmacia, in caso di acquisto di farmaci o prodotti medicali.
  • Oneri contributi previdenziali e assistenziali;
  • Oneri contributi fondi integrativi servizio sanitario nazionale;
  • Oneri contributi forme pensionistiche complementari e individuali se di importo inferiore a 5.164,57 euro;
  • Spese assistenza ai portatori di handicap;
  • assegni periodici di mantenimento al coniuge separato o divorziato, ad esclusione degli assegni periodici di mantenimento ai figli;
  • Beneficienza a favore di istituti religiosi;
  • Cedolare secca al 10% 2017 e dal 2018 in poi al 15%.
  • Beneficienza a favore delle organizzazioni non governative.
  • Beneficienza a favore di ONLUS al 26% con limite massimo a 30.000,00 euro.
  • Erogazioni liberali ai partiti: 26%.
  • Beneficienza a favore di università, enti di ricerca al 26%
  • Rendite, vitalizi, assegni alimentari ed altri oneri.
  • Spese Contributi Colf, Badanti, Baby sitter fino all’importo di 1.549,37 euro. Non è deducibile il contributo forfettario di 1.000 euro versato al fine di regolarizzazione lavoratori dipendenti stranieri.

Le detrazioni Irpef spettanti sono:

  • Ecobonus 65% e 50% ristrutturazioni edilizie;
  • Bonus acquisto mobili;
  • Ecobonus elettrodomestici;
  • Sismabonus.

Elenco Spese detraibili canoni locazione:

  • Canoni locazione inquilini a basso reddito: detrazione IRPEF pari a 300 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71, euro 150 se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 ma non a 30.987,41 euro.
  • Canoni locazione abitazione principale per lavoratore dipendente che trasferisce la residenza per motivi di lavoro: detrazione di 991,60 euro se il reddito è inferiore a 15.493,71 euro e di 495,80 euro se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma è entro i 30.987,41 euro.
  • Canoni locazione abitazione principale per giovani tra 20 e 30 anni: detrazione di 961,60 euro per reddito complessivo fino a € 14.493,70.
  • Canoni alloggi sociali: dal 2014 al 2016 spetta la detrazione pari a 900 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro e 450 euro, se il reddito complessivo supera i 15.493,71 ma non i 30.987,41 euro. 
  • Canoni di locazione per gli studenti universitari fuori sede: detrazione spetta nella misura del 19%, calcolabile su un importo non superiore a 2.633 euro. 
  • Contratti a canone convenzionato: spetta una detrazione di 495,80 euro, se il reddito non è oltre i 15.493,71 euro e di 247,90 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 euro ma non a 30.987,41 euro. 

Elenco Spese Sanitarie detraibili :

Il contribuente ha la possibilità di detrarre le spese mediche del 19% sull'imposta senza contare la franchigia di € 129,11 calcolata l'altro anno. Se si supera il limite di 15.493,71 euro, è possibile ripartire la detrazione spettante in quattro quote all'anno in egual misura.

Per poter essere detratta la spesa sanitaria, deve essere documentata con fattura, parcella, ricevuta quietanzata o scontrino, riguardo invece l’acquisto di medicinali, la detrazione spetta se la spesa è certificata da fattura o “scontrino parlante” sul quale devono essere specificati la natura, la qualità e la quantità dei prodotti acquistati nonché il codice fiscale destinatario.

  • Prestazioni chirurgiche e specialistiche;
  • Analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni;
  • Acquisto o affitto di protesi sanitarie;
  • Prestazioni rese da un medico generico;
  • Prestazioni rese nella medicina omeopatica;
  • Ricoveri a seguito di operazione chirurgica o degenze: in caso di ricovero di una persona anziana presso un istituto, la detrazione spetta solo nella misura delle spese mediche e non sulla retta mensile o annuale;
  • Acquisto di medicinali;
  • Acquisto di dispositivi medici qualora dallo scontrino o dalla fattura appositamente richiesta risulti il soggetto che sostiene la spesa e la descrizione del dispositivo medico contrassegnato dalla marcatura CE che quindi ne attesti la conformità alle direttive europee 93/42/CEE e 98/79/CE;
  • Spese relative all’acquisto o all’affitto di attrezzature sanitarie come aerosol o misuratore di pressione;
  • Spese relative al trapianto di organi;
  • importi ticket pagati se le spese sopraelencate sono state sostenute nell’ambito del Servizio sanitario nazionale;
  • Assistenza infermieristica e riabilitativa (es: fisioterapia, kinesiterapia, laserterapia ecc.);
  • Prestazioni rese da personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona;
  • Prestazioni rese da personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo;
  • Prestazioni rese da personale con la qualifica di educatore professionale;
  • Prestazioni rese da personale qualificato addetto ad attività di animazione e/o di terapia occupazionale.

Elenco spese deducibili:

  • Ticket del Servizio Sanitario Nazionale
  • Assistenza infermieristica e riabilitativa disabili: se prescritta da un medico.
  • Spese sanitarie disabili deducibili: Le spese mediche generiche e quelle di assistenza specifica, sostenute dai disabili sono interamente deducibili dal reddito complessivo e riguardano la seguente tipologia di oneri: personale infermieristico e operatori tecnici assistenziali, personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo personale con la qualifica di educatore professionale, personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.
  • Spese assistenza e ricovero Disabili: non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica. Per poter beneficiare della deduzione, è necessario che le spese risultino indicate distintamente nella documentazione rilasciata dall'istituto di assistenza.
  • Contributi previdenziali ed assistenziali e volontari versati alla gestione della forma pensionistica obbligatoria d’appartenenza, sono oneri deducibili dalla dichiarazione dei redditi annuale anche se sostenuti per i familiari fiscalmente a carico e sempre se versati secondo le disposizioni di legge. Rientrano pertanto come oneri deducibili le spese sostenute dal dichiarante o per conto dei suoi famigliari a carico le seguenti voci di spesa:
  • Contributi previdenziali e assistenziali.
  • Contributi per i fondi integrativi del servizio sanitario nazionale
  • Contributi per forme pensionistiche complementari e individuali per un importo non superiore a 5.164,57 euro
  • Contributi versati per l’assicurazione obbligatoria INAIL: riservata alle persone del nucleo familiare per la tutela contro gli infortuni domestici (c.d. assicurazione casalinghe).
  • Riscatto anni di laurea.
  • Ricongiunzione contributi
  • Assegni periodici per il mantenimento coniuge separato o divorziato, sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi mentre sono esclusi gli assegni periodici per il mantenimento dei figli.
  • spese deducibili Assistenza infermieristica e riabilitativa
  • spese deducibili Personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona
  • spese deducibili Personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo
  • spese deducibili Personale con la qualifica di educatore professionale
  • spese deducibili Personale qualificato addetto ad attività di animazione e di terapia occupazionale.

Le persone disabili possono usufruire della deduzione anche se percepiscono l’assegno di accompagnamento ma qualora ricoverate presso un istituto di assistenza e ricovero, non è possibile dedurre l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica.

Elenco contributi previdenziali deducibili:

  • senza limiti di importo:
    1.  i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge;
    2. i contributi facoltativi versati alla gestione pensionistica obbligatoria di appartenenza (anche per i familiari fiscalmente a carico);
    3. contributi versati ai fini di riscatto degli anni di laurea e ricongiunzione di periodi assicurativi,
    4. contributi versati al fondo dalle casalinghe.
  • fino a 5.164,57 euro:
    1. i contributi versati alle forme di previdenza complementare collettive (fondi pensione) e individuali (assicurazioni sulla vita);
    2. i contributi a favore delle persone fiscalmente a carico aventi reddito insufficiente a consentire la deduzione contributi.
  • fino a 1.549,37 euro:
    1. i contributi versati a favore di colf e badanti, per la parte a carico del datore di lavoro.

Elenco spese deducibili e detraibili dichiarazione dei redditi, effettuate nell’interesse del contribuente:

  • Spese deducibili sanitarie patologie con esenzione SSN
  • Spese funebri detraibili massimo importo spesa detraibile 1.549,37 euro
  • Spese di intermediazione immobiliare: inferiore a 1.000,00 euro
  • Spese veterinarie detraibili solo se di importi superiori a 129,11 euro, ma con un limite massimo di 387,34 euro
  • interessi mutui ipotecari acquisto dell’abitazione principale.
  • interessi mutui ipotecari acquisto di altri immobili.
  • interessi mutui contratti dopo il 1997 di recupero edilizio.
  • interessi mutui ipotecari stipulati ai fini di contruzione dell’abitazione principale.
  • interessi prestiti o mutui agrari: non possono essere detratti importi superiori ai redditi dei terreni dichiarati
  • Spese assicurazione detraibili 2017: premi assicurazioni sulla vita e infortuni: a condizione che la durata contrattuale non sia inferiore ai 5 anni e che non consenta a concessione di prestiti, importo massimo da portare a detrazione è di 530,00 euro mentre per quelli relativi a contratti con rischio di non autosufficienza è pari a 1.291,14 euro annui.
  • Beneficenza - Erogazioni Liberali 2017 a favore di:
    1. partiti politici,
    2. onlus,
    3. società ed associazioni sportive dilettantistiche,
    4. società di mutuo soccorso,
    5. associazioni di promozione sociale,
    6. società di cultura "La Biennale di Venezia",
    7. attività culturali ed artistiche,
    8. enti operanti nello spettacolo e fondazioni operanti nel settore musicale.

Per i 50 anni della scomparsa, la sua terra celebra Totò

Era il 14 novembre 1977 quando, durante la trasmissione "Bontà Loro" condotta dal giornalista Maurizio Costanzo, la signora Franca Faldini, compagna del grande Totò, nome d'arte di Antonio de Curtis, fino alla sua morte, ricordò un pensiero del grande attore :

« Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo Paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire. »

La celebrazione della grandezza di Antonio de Curtis in arte Totò

A 50 anni dalla morte del grande Totò, avvenuta il 15 aprile 1967 a Roma, la sua terra, la Campania, dedica a questo suo grande figlio, artista e soprattutto uomo, una serie di manifestazione per celebrarne il mito.

La Regione Campania ha organizzato diverse manifestazioni per celebrare il mito di Totò, ma anche per mostrare al pubblico la vita e la storia di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio in breve Antonio de Curtis.

Si parte il 12 aprile con l'apertura "Totò Genio"

La mostra curata da Vincenzo Mollica e da Alessandro Nicosia sarà allestita al Maschio Angioino, a Palazzo Reale e a San Domenico Maggiore, sarà aperta dal 12 aprile al 9 luglio e sarà, per i tanti ammiratori , un profondo respiro nella vita di questo grande artista, genio indiscusso dell'arte attoriale.

Una mostra itinerante dove si potrà ammirare tantissimo materiale: dal famoso baule dal quale Totò non si separava mai, ai 97 manifesti dei film che lo hanno visto protagonista fino ad ammirare molti contributi video a foto  inedite, di  un Antonio de Curtis giovane, alle prime esperienze.

Manifestazioni tra musica e spettacolo, tra arte e ricordi.

Dal sito napolidavivere, riportiamo le date di altri eventi:

  • Il 15 aprile 2017 nel Rione Sanità, dove nacque Totò sarà inaugurata l’opera di Giuseppe Desiato, dal titolo “Totó l’uomo tutto d’un pezzo che ha lasciato un grande vuoto”, che sarà sistemata in Largo Vita alla Sanità;
  • dal 15 aprile saranno  ricostruiti alcuni set cinematografici proprio dove furono a suo tempo girati i film. Probabili set anche a Roma, alla fontana di Trevi, e Milano, nella stazione centrale;
  • A metà aprile Renzo Arbore presenterà dall’auditorium del Centro di produzione Rai di Napoli la “Serata Totó” in omaggio all’artista e alla sua città natale.
  • Da metà aprile tante visite, percorsi enogastronomici laboratori e attività sportive per i bambini con il programma “Totò, l’arte, l’umanità” nel Rione Sanità in collaborazione con la Fondazione Comunità San Gennaro.
  • Da metà aprile anche diversi concerti dell’orchestra giovanile del rione Sanità “Sanitansamble” A fine aprile un concerto di chiusura “Benvenuti al Rione Sanità” con la partecipazione di Gigi e Ross, Francesco Cicchellla, Pasquale Palma, Andrea Sannino, Serena Autieri, special guest Clementino e probabilmente Alessandro Siani in Piazza Sanità
  • Giovedì 27 aprile, al Teatro Trianon, si terrà lo spettacolo “Totó che tragedia!” che porta sulle scene l’amore di Antonio De Curtis con la ballerina Liliana Castagnola.
  • Domenica 7 maggio, all’Auditorium RAI o al Teatro Trianon la Nuova orchestra Scarlatti porterà sulla scena “La Sinfonia di Totó” ideata e orchestrata da Federico Odling in collaborazione con.
  • A giugno assieme all’Università Suor Orsola Benincasa ci sarà “Diagonale Totó” con vari film in cartellone e il restauro di “Miseria e Nobiltà”, film di Mario Mattoli del 1954 realizzato dalla Fondazione Film Commission, assieme al Centro sperimentale di cinematografia – Cineteca nazionale di Roma.

 

Unioni civili: INPS si adegua e detta le regole. Sarà la svolta?

INPS apertura alle unioni civili: tutti hanno diritto?

Unioni civili: INPS ha chiarito i suoi punti sul tema della legge Cirinnà attraverso l'invio della circolare 38-270217

La Legge 20 maggio 2016, n.76 ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze. La legge sulle unione civili di fatto prevede, tra l’altro, che:

“le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso”.

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 213 del 5 luglio 2016, inoltre, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.33, comma 3, della legge 104/1992 nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge 104/92.

In particolare si evidenzia che:

Diamo uno sguardo alla circolare?

La parte di un'unione civile, che presti assistenza all'altra parte, può usufruire di:

  • permessi ex lege n. 104/92,
  • congedo straordinario ex art. 42, comma 5 D.Lgs.151/2001

Il convivente di fatto di cui ai commi 36 e 37, dell’art. 1, della legge n. 76/ 2016, che presti assistenza all’altro convivente, può usufruire unicamente di:

  • permessi ex lege n. 104/92.

Un passo importante verso il futuro dei diritti umani?

Ognuno vive la propria vita nel modo in cui decide di viverla, non esiste alcuna legge, alcuna persona, alcun giudizio che può limitare, sopraffare o mettere fine al diritto di ogni singolo individuo.

 

Progetto OPIS: Voucher Alimentari in Irpinia

OPIS: Il progetto per erogare alle famiglie particolarmente bisognose i voucher alimentari

OPIS arriva nei comuni che appartengono al Consorzio Dei Servizi Sociali  ambito A/5 è possibile richiedere i voucher alimentari per le famiglie bisognose.

 

OPIS è un progetto che aiuta i cittadini che davvero hanno bisogno di essere aiutati.

L'Opis è il bando per l'attribuzione di 1 voucher  del valore di 252,00 € che gli aventi diritto possono spendere per l'acquisto di generi alimentari nei punti vendita che il Consorzio A/5 comunicherà agli aventi diritto.

 

I destinatari al momento della presentazione della domanda dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • reddito ISEE non superiore a euro 8.481,98 riferito all’anno precedente, risultante dall’attestazione ISEE in corso di validità;
  • non essere beneficiario della misura SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva).

Al fine di ottenere il beneficio, il richiedente dovrà presentare la domanda di partecipazione e allegando alla stessa la seguente documentazione:

  1. Copia del documento di riconoscimento in corso di validità del richiedente;
  2. Copia del codice fiscale del richiedente;
  3. Attestazione ISEE, riferita ai redditi dell’anno precedente, in corso di validità;
  4. Dichiarazione sostitutiva di certificazione relativa alle fonti di sostentamento del nucleo familiare in caso di attestazione ISEE pari a 0,00 € secondo il modello allegato B) al presente avviso, debitamente compilata e sottoscritta;
  5. Autocertificazione stato di famiglia e residenza ai sensi del D.P.R. 445/2000 e s.m.i.;
  6. (Per i cittadini stranieri) Copia del permesso di soggiorno o del permesso UE per i soggiornanti di lungo periodo.

La domanda di accesso ai voucher deve pervenire entro le ore 12.00 del giorno 15 marzo 2017. all'indirizzo

Ufficio di protocollo del Consorzio dei Servizi Sociali Ambito A5, sito alla via Vincenzo Belli, 4 – 83042 Atripalda (AV)

pena l’esclusione.

Le domande possono essere presentate esclusivamente secondo le seguenti modalità:

  1. a mezzo raccomandata postale con A/R all’indirizzo: Consorzio dei Servizi Sociali Ambito A5 - via Vincenzo Belli, 4 – 83042 Atripalda, allegando tutta la documentazione richiesta in formato cartaceo e indicando sulla busta il mittente e la seguente dicitura: "Domanda di partecipazione progetto Opis". In caso di domande inviate a mezzo posta ai fini dell’anzidetto termine farà fede il timbro postale di trasmissione.
  2. a mano con consegna in busta chiusa presso l’ufficio di protocollo del Consorzio dei Servizi Sociali Ambito A5, sito alla via Vincenzo Belli, 4 – 83042 Atripalda (AV), allegando tutta la documentazione richiesta in formato cartaceo e indicando sulla busta il mittente e la seguente dicitura: "Domanda di partecipazione progetto Opis" dalle 9.00 alle 12.00, tutti i giorni di apertura.

Energia elettrica: nasce la Tutela Simile

Il 1° Gennaio 2017 è nato il servizio di Tutela Simile, il nuovo regime per la fruizione di energia elettrica.

Tutela Simile: la nascita

 

Vediamo nei dettagli cosa aspettarci, data la nuova ondata di "non-informazione" e Associazione Cittadina Se.Ma. prova a porre rimedio, prima che una nuova e immensa orda di sedicenti consulenti, che in realtà sono venditori porta a porta si presentino sul nostro zerbino.

Dal 1 gennaio 2017 muore la Maggior Tutela, il regime di mercato a cui ancora moltissimi nostri connazionali, anche possessori di partita IVA, avevano aderito per la fornitura di energia, ma che non può essere più scelto dato la delibera AEEG 302/2016.

Un passo indietro, ma che cos'è il regime di Maggior Tutela? Scopriamo insieme qualche notizia che ci farebbe comodo o magari farebbe comodo alle nostre tasche.

Regime Maggior Tutela

Il servizio di maggior tutela è il regime tariffario stabilito dall'Autorità per l'Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico (AEEGSI).

Con la completa liberalizzazione del mercato dell'energia (2007), il consumatore può scegliere il fornitore di energia elettrica o di gas che preferisce; tuttavia egli può decidere di non scegliere un offerta del mercato libero e continuare il rapporto di fornitura di energia elettrica o gas alle condizioni interamente regolate.

Regime Mercato Libero

Alla fine degli anni '90 il Dl. n. 79 del 16 marzo 1999 (decreto Bersani) avvia in Italia il processo di liberalizzazione del mercato dell'energia. Tale decreto, che recepiva ufficialmente le indicazioni della direttiva comunitaria del 1996 volta alla creazione del Mercato Unico dell'energia in Europa, ha permesso una graduale liberalizzazione delle attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia elettrica. Dal luglio 2007 il mercato dell'energia in Italia è completamente liberalizzato, ogni fornitore può decidere di entrare sul mercato in qualsiasi momento e gli utenti possono liberamente decidere a quale fornitore rivolgersi.

1° Gennaio 2017: nasce Tutela Simile

Regime di mercato elettrico istituito dall'AEEG al fine di accompagnare privati e piccole aziende con meno di 50 dipendenti che non hanno scelto ancora un fornitore di mercato libero ad abbandonare la maggior tutela, che di fatto  resterà in vigore fino alla sua rimozione ex-lege.

La Tutela SIMILE è una particolare tipologia di contratto di fornitura di energia elettrica di durata di 12 mesi non rinnovabile. Tale contratto, pur basandosi sul mercato libero, è composto da condizioni contrattuali definite dall'Autorità, obbligatorie ed omogenee per tutti i venditori. Le condizioni economiche sono analoghe a quelle del servizio di Maggior Tutela, ma con la riduzione di un bonus una tantum - qualora il contratto perduri per tutti i 12 mesi - diverso da fornitore a fornitore, che viene applicato nella prima bolletta. Per tale ragione le offerte di Tutela SIMILE sono facilmente confrontabili tra loro e con il servizio di Maggior Tutela.

Tutti i clienti domestici e le piccole imprese, attualmente serviti in Maggior Tutela, possono scegliere il contratto di Tutela SIMILE, autonomamente o con l'aiuto di un una Associazione dei consumatori o di categoria per le piccole e medie imprese accreditate presso Acquirente unico, definiti facilitatori.

Che cosa si fa?

Per scegliere il nuovo fornitore di energia elettrica, senza avere disagi e disservizi, basta affidarsi a dei consulenti (CONSULENTI) e non rappresentanti o venditori.

Chiedete l'analisi gratuita della vostra fattura e il professionista vi indicherà la strada da seguire.

Diffidate da chi bussa alla porta "spacciandosi" per ENEL che vi porta a domicilio i nuovi moduli da firmare.

Enel non manda nessun modulo da firmare, sono CONTRATTI DI FORNITURA di società appartenenti al mercato libero che magari hanno anche lo stesso nome e logo e non di Enel servizio elettrico, società del maggior tutela a cui tutti siamo abituati.

Segnalate la loro presenza alle forze dell'ordine se si presentano con questa frase e se siete "informatizzati" segnalate la loro presenza all'AEEG.

NASpI 2017: cosa, come, quando

NASpI 2017: le regole per l'indennità di disoccupazione

Dal 1° maggio 2015 per sostituzione dell'assegno unico di disoccupazione, introdotto dalla Riforma Fornero, nasce NASpI.

Definizione NASpI

E' una prestazione economica, istituita dal 1° maggio 2015, che sostituisce l’indennità di disoccupazione denominata Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI). È una prestazione a domanda, erogata a favore dei lavoratori dipendenti che abbiano perduto involontariamente l'occupazione.

A chi spetta

La NASpI spetta a tutti i lavoratori dipendenti che abbiano perduto involontariamente l'occupazione, compresi

  1. gli apprendisti;
  2. i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato;
  3. il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  4. i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni.

Requisiti per la domanda

Per poter presentare la domanda di disoccupazione, il lavoratore deve avere tre requisiti fondamentali:

  1. Stato di disoccupazione involontario
  2. requisito contributivo
  3. requisito lavorativo

Stato di disoccupazione involontario

Si considerano disoccupati i lavoratori privi di impiego, che dichiarano al Centro per l’Impiego la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro.

Il requisito viene a mancare qualora ci fosse stata perdita del lavoro per dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto lavorativo, tranne che per alcuni casi specifici.

>> Per altre informazioni e approfondimenti clicca qui >>

Requisito Contributivo

Il lavoratore deve aver accumulato negli ultimi 4 anni almeno 13 settimane contributive.

Requisito Lavorativo

Il lavoratore deve aver accumulato negli ultimi 12 mesi, almeno 30 giornate lavorative.

Domanda: come e dove presentarla

La domanda per il riconoscimento dell'indennità di disoccupazione NASpI deve essere presentata all'INPS, esclusivamente in via telematica, attraverso uno dei seguenti canali:

  • WEB: servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell'Istituto;
  • Contact Center integrato INPS – INAIL: n. 803164 gratuito da rete fissa oppure n. 06164164 da rete mobile;
  • Enti di Patronato: attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

La domanda deve essere presentata entro il termine di decadenza di sessantotto giorni, che decorre:

  • dalla data di cessazione dell'ultimo rapporto di lavoro. Qualora nel corso dei sessantotto giorni si verifichi un evento di maternità indennizzabile, il termine rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento e riprende a decorrere al termine dello stesso per la parte residua. Nell’ipotesi in cui si verifichi un evento di malattia comune indennizzabile o di infortunio sul lavoro/malattia professionale indennizzabile dall’INAIL, insorto entro i sessanta giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, il termine rimane sospeso per la durata dell’evento;
  • dalla data di cessazione del periodo di maternità indennizzato, quando questo sia insorto nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla data di cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio/malattia professionale, quando questi siano insorti nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla data di definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • dalla data di fine del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal trentesimo giorno successivo alla data di cessazione per licenziamento per giusta causa.

La NASpI decorre dal giorno successivo alla presentazione della domanda

La durata e il calcolo

L'indennità di disoccupazione viene pagata per un numero di settimane pari alla metà di quelle contributive accumulate negli ultimi quattro anni,

L'indennità è rapportata ad una nuova base di calcolo determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta nella predetta dichiarazione mensile uni-emens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.

Nelle ipotesi di pagamento dell’indennità relativa a frazione di mese, si precisa che il valore giornaliero dell’indennità è determinato dividendo l’importo così ottenuto per il divisore 30.
Si precisa che ai fini del calcolo sono considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite (in uni-emens settimane di tipo "X" o "2").

Nei casi in cui la retribuzione mensile sia pari o inferiore nel 2015 all'importo di 1.195 euro mensili, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente,  l'indennità mensile è pari al 75 per cento della retribuzione.

Nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore al predetto importo l’indennità è pari al 75 per cento del predetto importo incrementato di una somma pari al 25 per cento del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo.

L’indennità mensile non può in ogni caso superare nel 2015 l'importo massimo mensile di 1.300 euro, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente.

La NASpI si riduce del 3 per cento ogni mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione (91° della prestazione).

Alla NASpI non si applica il prelievo contributivo di cui all'articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, corrispondente all'aliquota contributiva prevista per gli apprendisti.

La sospensione

La sospensione della prestazione opera nelle seguenti ipotesi:

  • rioccupazione con contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a sei mesi: l'indennità NASpI è sospesa per la durata del rapporto di lavoro. La sospensione opera d'ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie. Per l'individuazione del periodo di sospensione si considera la durata di calendario del rapporto di lavoro, prescindendo da ogni riferimento alle giornate effettivamente lavorate. Al termine di un periodo di sospensione di durata inferiore o pari a sei mesi l'indennità riprende ad essere corrisposta per il periodo residuo spettante al momento in cui l'indennità stessa era stata sospesa (circ. 94 del 12/5/2015);
  • nuova occupazione all’estero, con contratto di durata non superiore a sei mesi, sia che si tratti di paesi appartenenti all’UE o con cui l’Italia abbia stipulato convenzioni bilaterali in tema di assicurazione contro la disoccupazione, sia che si tratti di paesi extracomunitari;
  • omessa comunicazione all’INPS del reddito annuo presunto, entro un mese dall'inizio della nuova attività di lavoro subordinato non superiore in durata a sei mesi.

Assegno natalità 2017: bonus bebè le nuove regole

Assegno di natalità, nuove procedure INPS

L'INPS e l'agenzia delle entrate impongono nuove regole per l'accoglimento delle domande dell'assegno di natalità o bonus bebè per il 2017

Che cos’è

L’assegno di natalità è un assegno annuo per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017, istituito della legge di stabilità per l’anno 2015 (legge 23 dicembre 2014 n.190) da corrispondere mensilmente fino al terzo anno di vita del bambino, oppure fino al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato, a favore dei nuclei familiari il cui genitore richiedente sia in una situazione economica corrispondente ad un valore dell’ISEE non superiore a 25.000 euro annui.

Come richiederlo, regole e requisiti

La misura del bonus bebè dipende dal valore dell’ISEE calcolato con riferimento al nucleo familiare:

  • 960 euro (80 euro al mese per 12 mesi), nel caso in cui il valore dell’ISEE non sia superiore a 25.000 euro annui;
  • 920 euro (160 euro al mese per 12 mesi), nel caso in cui il valore dell’ISEE non sia superiore a 7.000 euro annui.

Controlli incrociati ISEE  possono comportare il rigetto della domanda di assegno di natalità o la sospensione della prestazione. Ecco le regole per avere il bonus bebè

Dal primo gennaio 2017 sono cambiate le procedure INPS per gestire le domande e l’erogazione dell’assegno di natalità, aggiornate con una serie di controlli incrociati rispetto alle dichiarazioni ISEE: la conseguenza è che i contribuenti potrebbero vedersi sospendere i pagamenti, oppure rifiutare la domanda. Le nuove istruzioni sono contenute nel messaggio 261/2017 dell’INPS.

"Istituto determina l’ISEE sulla base delle informazioni autodichiarate dal cittadino, dei dati acquisiti dagli archivi dell’Agenzia delle entrate e di quelli presenti nei propri archivi (D.P.C.M. n.159/2013). In relazione ai dati autodichiarati nella DSU, l’Agenzia delle entrate effettua appositi controlli anche per verificare se vi sia corrispondenza tra quanto indicato dagli utenti nella sezione relativa al patrimonio mobiliare e le informazioni presenti nell’anagrafe dei rapporti (art. 11, comma 3, del citato D.P.C.M.)."

Attenzione alla DSU: i dati non autodichiarati portano alla sospensione e al rigetto

Il fulcro sono i dati che il contribuente autodichiara compilando la DSU quando richiede l’ISEE, fra cui, in special modo, quelli relativi al patrimonio mobiliare.

L’Agenzia delle Entrate effettua controlli incrociando le autodichiarazioni con i dati disponibili in Anagrafe Tributaria, se emergono omissioni o differenze, invia comunicazione all’INPS.

Come da nuove disposizioni, dallo scorso 1 gennaio 2017, in questi casi, l’istituto sospende l’istruttoria relativa alla domanda di prestazione o sospendendo l’erogazione dell’assegno per le domande già accolte, informando il contribuente tramite un avviso.

l contribuente ha un termine di 30 giorni da data ricevimento per presentare una nuova DSU con i dati omessi.

L’avviso INPS arriva nella casella di posta elettronica certificata (PEC), dell’utente o del patronato attraverso il quale è stata inoltrata la pratica, oppure per posta, via raccomandata.