Dichiarazione Situazione Reddituale (RED): normativa INPS 2017

DICHIARAZIONE RED 2017

Il modello RED è la dichiarazione della situazione reddituale che l'INPS impone per alcune categorie di pensionati.

A differenza delle altre dichiarazioni reddituali (730 e UNICO), il pensionato non dichiara spese in detrazione e in deduzione, ma solo redditi di pensione, redditi catastali e altri redditi percepiti durante l'anno precedente.

Vediamo insieme le modalità.


Modello RED 2017: di cosa parliamo

Il modello RED per le dichiarazioni reddituali pensionati rappresenta lo strumento, obbligatorio, con il quale i pensionati informano l’INPS rispetto al reddito e alle erogazioni previdenziali e assistenziali integrative ad esso collegate, anche del coniuge e dei componenti del nucleo rilevanti per la prestazione.

Tale modello contiene le informazioni fondamentali in base alle quali l’INPS accerta il diritto e l’esatto importo della pensione per tutti i contribuenti che rientrano nella suddetta circostanza.

L'INPS non invia comunicazioni cartacee ai pensionati residenti in Italia per richiedere le dichiarazioni reddituali al fine di verificare il diritto alle prestazioni percepite collegate al reddito.

Il modello RED va inviato esclusivamente per via telematica entro la scadenza prevista per la presentazione della dichiarazione dei redditi, ovvero il 30 settembre.

Non inviando il modello, l’erogazione viene sospesa, ma dalla sospensione si avranno 60 giorni di tempo per regolarizzare la dichiarazione con la prestazione che sarà quindi riattivata.

Modello RED 2017: chi deve presentarlo

Devono obbligatoriamente rendere la dichiarazione reddituale all'INPS:

  • I pensionati che non hanno altri redditi oltre a quello da pensione (propri e se previsto dei familiari) se la situazione reddituale è variata rispetto a quella dichiarata l'anno precedente.
  • I titolari di prestazioni collegate al reddito che non comunicano integralmente all'amministrazione finanziaria tutti i redditi sulle prestazioni, perché influenti sulle prestazioni e perché non devono essere comunicati all'Agenzia delle Entrate con la dichiarazione dei redditi (modello 730 o Unico).
  • Coloro che sono esonerati dall'obbligo di presentazione all'Agenzia delle Entrate della dichiarazione dei redditi e in possesso di redditi ulteriori a quelli da pensione. Per esempio coloro che hanno un reddito da pensione e un reddito da abitazione principale.
  • I titolari di alcune tipologie di redditi rilevanti ai fini previdenziali e che si dichiarano in maniera diversa ai fini fiscali all'Agenzia delle Entrate (modelli 730 o Unico), come per esempio, i redditi derivanti da collaborazione coordinata e continuativa o assimilati e lavoro autonomo, anche occasionale.

Non devono presentare all'INPS la dichiarazione reddituale i pensionati residenti in Italia beneficiari delle prestazioni collegate al reddito che abbiano già dichiarato all'Agenzia delle Entrate (tramite modello 730 o Unico) integralmente tutti i redditi (propri e se previsto dei familiari) che rilevano sulle prestazioni collegate al reddito in godimento. In questi casi l'INPS acquisirà le informazioni reddituali rilevanti per le prestazioni collegate al reddito direttamente dall'Agenzia delle Entrate o da altre banche dati delle pubbliche amministrazioni, come previsto dalla legge.

Modello RED 2017: comunicazioni INPS

La circolare 30 novembre 2015 n. 195 individua i soggetti obbligati alla dichiarazione reddituale all'INPS e mette in evidenza i casi in cui rilevano non solo i redditi del titolare della prestazione, ma anche quelli del coniuge o dei familiari.

 

Indennità Mensile di Frequenza: la prestazione economica per i minori svantaggiati

Indennità Mensile di Frequenza: i minori con disabilità possono percepire una prestazione economica mensile 

Indennità mensile di frequenza: di cosa parliamo?

E' un'indennità che l'INPS eroga su domanda ai minori con disabilità, fino al compimento della maggiore età, per il loro inserimento scolastico e sociale.

Il beneficio è rivolto a tutti i cittadini minori con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.

Indennità mensile di frequenza: quali sono i requisiti?

L’indennità di frequenza spetta a chi:

  • ha meno di 18 anni;
  • sono state riconosciute difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della minore età oppure è affetto da perdita uditiva superiore a 60 decibel nell'orecchio migliore nelle frequenze 500, 1.000 e 2.000 hertz;
  • frequenta in maniera continua o periodica centri ambulatoriali, centri diurni anche di tipo semi-residenziale, pubblici o privati, operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico, riabilitazione e recupero di persone portatrici di handicap;
  • frequenta scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido;
  • frequenta centri di formazione o addestramento professionale pubblici o privati, purché convenzionati, finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti.
  • si trova in stato di bisogno economico;
  • è cittadino italiano;
  • è cittadino straniero comunitario iscritto all’anagrafe del comune di residenza;
  • è cittadino straniero extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno con validità annuale (articolo 41, Testo Unico immigrazione);
  • ha residenza stabile e abituale sul territorio dello stato.

Indennità di frequenza: limiti ed incompatibilità

Per avere diritto all'indennità è necessario un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge. Per l’anno 2016/2017 il limite di reddito è pari a 4.800,38 euro.

L'indennità di frequenza è incompatibile con:

  • qualsiasi forma di ricovero;
  • l’indennità di accompagnamento in erogazione o della quale i minori abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti o ciechi civili assoluti;
  • la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;
  • l’indennità di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.
  • È ammessa la facoltà di opzione per il trattamento più favorevole.

Dal 4 luglio 2009 non è possibile presentare una nuova domanda per la stessa prestazione finché non sia esaurito l’iter di quella in corso o, in caso di ricorso giudiziario, finché non sia intervenuta una sentenza passata in giudicato. In caso di aggravamento di malattie oncologiche è sempre possibile fare una nuova domanda.

Indennità di frequenza: quanto spetta?

L’indennità viene corrisposta per tutta la durata della frequenza fino a un massimo di 12 mensilità. Per l’anno 2017 l’importo è pari a 279,47 euro mensili.

Nella prima liquidazione si considerano i redditi dell’anno in corso dichiarati dall’interessato in via presuntiva. Per gli anni successivi si considerano: per le pensioni i redditi percepiti nell’anno solare di riferimento, mentre per le altre tipologie di redditi gli importi percepiti negli anni precedenti.

La misura della pensione, in condizioni particolari di reddito, può essere incrementata di un importo mensile stabilito dalla legge (maggiorazione).

Indennità di frequenza: quanto dura?

Una volta accertati i requisiti sanitari previsti per poter beneficiare delle prestazioni economiche e delle tutele relative alla sordità, il pagamento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e comunque non prima dell’inizio della frequenza ai corsi o ai trattamenti.

Indennità di frequenza: come fare la domanda

Per inoltrare la domanda in via telematica, si deve produrre il certificato medico introduttivo che viene fornito dal medico di base.

Per l'invio telematico siamo disponibili dal lunedi al venerdi dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00 presso la nostra sede di Serino e di Roma.

Indennità

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INP.

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Unioni civili: INPS si adegua e detta le regole. Sarà la svolta?

INPS apertura alle unioni civili: tutti hanno diritto?

Unioni civili: INPS ha chiarito i suoi punti sul tema della legge Cirinnà attraverso l'invio della circolare 38-270217

La Legge 20 maggio 2016, n.76 ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze. La legge sulle unione civili di fatto prevede, tra l’altro, che:

“le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso”.

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 213 del 5 luglio 2016, inoltre, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.33, comma 3, della legge 104/1992 nella parte in cui non include il convivente tra i soggetti legittimati a fruire dei permessi ex art. 33, comma 3, della legge 104/92.

In particolare si evidenzia che:

Diamo uno sguardo alla circolare?

La parte di un'unione civile, che presti assistenza all'altra parte, può usufruire di:

  • permessi ex lege n. 104/92,
  • congedo straordinario ex art. 42, comma 5 D.Lgs.151/2001

Il convivente di fatto di cui ai commi 36 e 37, dell’art. 1, della legge n. 76/ 2016, che presti assistenza all’altro convivente, può usufruire unicamente di:

  • permessi ex lege n. 104/92.

Un passo importante verso il futuro dei diritti umani?

Ognuno vive la propria vita nel modo in cui decide di viverla, non esiste alcuna legge, alcuna persona, alcun giudizio che può limitare, sopraffare o mettere fine al diritto di ogni singolo individuo.

 

Bonus Nido 2017

Il bonus nido 2017 rientra tra le misure a sostegno della famiglia e della maternità, è tra le novità legislative previste della legge di stabilità firmata il 7 dicembre dal Senato. Alla stessa stregua del bonus nuovi nati, si attendono le disposizioni operativa del decreto attuativo.

IN COSA CONSISTE BONUS NIDO 2017

Il bonus nido 2017 rappresenta un beneficio economico destinato alle famiglie che iscrivono i figli al nido, la somma messa a disposizione di ogni bambino sarà pari a 1.000€ annui per un massimo di 3 anni (ovvero per il massimo periodo corrispondente all’età da nido); il beneficio sarà valido per i bambini tra gli 0 e 3 anni.

A chi spetta il bonus nido 2017?

  1. ai bambini nati dal 1° gennaio 2016 in poi, che risultano iscritti all'asilo nido pubblico o privato.
  2. Bambini malati cronici con necessità di cure presso il domicilio.
  3. Famiglie senza limite di reddito Isee, passato l'emendamento che ha previsto l'eliminazione del tetto di reddito a 25.000 euro.

REQUISITI PER LA RICHIESTA

1) il bambino deve essere nato a partire dal 1° gennaio 2016;

2) Deve essere iscritto all'asilo nido. La condizione, infatti, per ottenere la misura intera dell'assegno da 1000 euro, è quella che il bambino debba essere iscritto per tutto l'anno, altrimenti, in caso di partecipazione parziale, spetta solo in parte.

3) il bonus nido non spetta in base a reddito ISEE ma è a prescindere dal reddito. La legge di stabilità non ha ancorato il beneficio a nessun vincolo reddituale, non è previsto, infatti, un tetto ISEE per ottenere il contributo. Inoltre, il bonus nido 2017 rappresenta una misura ulteriore rispetto ai voucher per asilo o babysitter destinati alle mamme che rinunciano al congedo parentale.

Per quanto tempo spetta il bonus?

Per 3 anni, per cui si parla di un bonus da mille euro per 3 anni = 3.000 euro.

La somma sarà messa a disposizione delle famiglie per l’iscrizione dei bambini ad asili nido pubblici, parificati o privati. Quindi, la documentazione che attesta l’iscrizione al nido sarà la condizione indispensabile per richiedere il beneficio.

 COME SI OTTENGONO MATERIALMENTE I 1.000€ DEL BONUS NIDO 2017?

Il buono viene erogato e corrisposto dall’INPS.  Non è prevista una soluzione unica di pagamento bensì una dilazione mensile: il bonus nido 2017 sarà corrisposto alle famiglie in 11 mensilità, ciascuna di esse sarà pari a circa 90,9 euro al mese. E da un punto di vista fiscale, questa somma di danaro non risulterà cumulabile con la detrazione fiscale per le spese documentate di iscrizione ad asili nido.

Prestazioni di disoccupazione: applicazione dell misure sanzionatorie come da decreto

ASpI, NASpI, DIS COLL, Mobilità: applicazione delle misure sanzionatorie e calcolo della durata per le prestazioni di disoccupazione

L'INPS fa ordine nella difficile situazione delle prestazioni di disoccupazione.

Con la circolare del 15 dicembre 2017 apparsa sul sito del'INPS, i cittadini hanno preso atto che il governo si appresta ad applicare le sanzioni ai sensi dell’art. 20 del decreto legislativo n. 150 del 2015.

Un estratto

Ai sensi dell’art. 20 del decreto legislativo n. 150 del 2015, i lavoratori disoccupati, al fine di confermare lo stato di disoccupazione, devono recarsi entro i termini legislativamente previsti presso il Centro per l’Impiego per la profilazione e la sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato; quest’ultimo deve riportare la disponibilità del soggetto alle seguenti attività:

  1. partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro;
  2. partecipazione ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
  3. accettazione di congrue offerte di lavoro, come saranno definite – ai sensi dell’art. 25 del decreto in argomento – dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali su proposta dell’ANPAL. Fino alla data di adozione del suddetto provvedimento ministeriale trovano applicazione in materia le disposizioni di cui all’art.4 commi 41 e 42 della legge n.92 del 2012.

Il successivo art. 21, comma 7, come integrato dall’art. 4, comma 1, lett. l) del D.lgs. n. 185 del 2016,  individua le misure sanzionatorie che i Centri per l’Impiego adottano nei confronti di percettori di indennità in ambito ASpI, di NASpI, di DIS-COLL e di Mobilità, in caso di mancato rispetto, in assenza di giustificato motivo, degli obblighi assunti con la sottoscrizione del patto di servizio.

Si riporta di seguito, per ciascuna tipologia di violazione, la corrispondente sanzione prevista dal richiamato art. 21, comma 7 del D.lgs. n. 150 del 2015, e si evidenziano in grassetto, per comodità di lettura, le modifiche/integrazioni introdotte dal d.lgs. 185/2016.

A)  In caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti, previsti dall’art.20 commi 1 e 2 lett.d) e dall’art.21 commi 2 e 6, per la conferma dello stato di disoccupazione e per la profilazione e la stipula del patto di servizio personalizzato, nonché per la frequenza ordinaria di contatti con il responsabile delle attività, si applicano le seguenti sanzioni:

1) la decurtazione di un quarto di una mensilità, corrispondente a 8 giorni di prestazione, in caso di prima mancata presentazione;

2) la decurtazione di una mensilità, corrispondente a 30 giorni di prestazione, alla seconda mancata presentazione;

3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

B)  In caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro di cui all’art.20 co.3 lett.a) si applicano le stesse sanzioni previste al precedente punto A;

C)  In caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione di cui all’art. 20 co. 3 lett. b) e in caso di mancata partecipazione allo svolgimento di attività ai fini di pubblica utilità a beneficio della comunità territoriale di appartenenza di cui all’art 26 del decreto stesso, si applicano le seguenti sanzioni:

1)   la decurtazione di una mensilità, corrispondente a 30 giorni di prestazione, alla prima mancata partecipazione;

2)   la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.

D)  In caso di mancata accettazione, in assenza di giustificato motivo, di un’offerta di lavoro congrua ai sensi dell’art. 25 si applica la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

Si precisa che:

-      le sanzioni di cui sopra hanno quale decorrenza il giorno successivo a quello in cui si è verificato l’evento sanzionato, salvo diversa decorrenza indicata dal competente Centro per l’Impiego.

-      la decurtazione delle richiamate prestazioni comporta, oltre che il mancato pagamento del corrispondente importo monetario, anche il mancato accredito della relativa contribuzione figurativa per il medesimo periodo di applicazione della decurtazione;

-      nell’ipotesi di decurtazione pari ad 8 giorni di prestazione (pari ad un quarto) o pari a 30 giorni di prestazione (pari ad una mensilità), qualora il residuo della prestazione spettante al lavoratore disoccupato fosse di durata inferiore alla sanzione comminata, l’INPS in fase di applicazione del provvedimento sanzionatorio procederà alla decurtazione nei limiti del residuo di giornate di prestazione spettanti al lavoratore disoccupato;

-      qualora il provvedimento sanzionatorio fosse comunicato dai Centri per l’Impiego all’INPS in data successiva al termine di percezione della prestazione per cui al soggetto nulla deve essere più erogato, l’INPS provvederà all’esecuzione del provvedimento sanzionatorio adottato dal Centro per l’Impiego comunicando all’interessato le giornate di prestazione indebitamente erogate e la conseguente restituzione dell’importo dovuto.

Applicazione delle misure sanzionatorie di cui all’art. 21, comma 8 del Decreto legislativo n. 150 del 2015 (ASDI).

Anche l’ASDI (assegno di disoccupazione), istituito dall’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e disciplinato dal successivo decreto interministeriale 29 ottobre 2015, è pienamente inserito nel sistema delle politiche attive così come riformato dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150 (circolare INPS n. 46 del 3/3/2016 e Hermes 2323 del 24/05/2016).

Il diritto all’ASDI, infatti, è subordinato alla permanenza dello stato di disoccupazione, di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, alla sottoscrizione del Patto di servizio personalizzato, i cui contenuti sono stati dettagliati nel paragrafo 2 della presente circolare, ad al conseguente rispetto dei c.d. meccanismi di condizionalità tra politiche attive e passive, di seguito enumerati.

Tanto il citato decreto legislativo n. 150 richiamato, all’articolo 21, comma 8, che il decreto interministeriale del 29 ottobre 2015, all’articolo 6, prevedono che la mancata partecipazione del percettore di ASDI, in assenza di giustificato motivo, a seguito di chiamata, da parte del servizio competente, alle iniziative di politica attiva avviate nei suoi confronti, determina l’applicazione di una sanzione, la cui misura dipende dalla tipologia di obbligo violato:

  • nelle ipotesi di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti di cui al comma 3, si prevede:
  1. la decurtazione di un quarto di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;
  2. la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, alla seconda mancata presentazione;
  3.  la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione
  • nei casi di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento di cui all'articolo 20, comma 3, lettera a), le norme richiamate prevedono:
  1. la decurtazione di una mensilità e la concessione dei soli incrementi per carichi familiari, in caso di prima mancata presentazione;
  2. la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione;
  • in caso di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di cui all'articolo 20, comma 3, lettera b), o di mancata accettazione di un'offerta di lavoro congrua di cui all'articolo 20, comma 3, lettera c), in assenza di giustificato motivo si ha la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione.

Anche per l’ASDI, nel caso in cui il provvedimento sanzionatorio preveda la decurtazione pari ad un quarto o ad una mensilità di prestazione e il residuo della prestazione spettante al lavoratore disoccupato sia di durata inferiore alla misura della sanzione comminata, l’INPS in fase di applicazione del provvedimento sanzionatorio procederà alla decurtazione entro i limiti del residuo di giornate di prestazione spettanti al lavoratore disoccupato.

Laddove, invece, la comunicazione del provvedimento sanzionatorio da parte  dei Centri per l’Impiego avvenga tardivamente ed in data successiva al termine di percezione della prestazione, per cui al soggetto  nulla deve essere più erogato, l’INPS provvederà all’esecuzione del provvedimento sanzionatorio adottato dal Centro per l’Impiego, richiedendo all’interessato l’importo pari a quello delle giornate di prestazione indebitamente erogate.

Comunicazione della misura sanzionatoria ai soggetti titolari della prestazione.

Le sanzioni di cui sopra sono applicate dall’INPS a seguito della trasmissione/comunicazione – tramite il sistema informativo unitario delle politiche attive di cui all’art. 13 del richiamato Decreto legislativo n. 150 del 2015 - dei provvedimenti sanzionatori adottati dai Centri per l’Impiego.

Avverso i suddetti provvedimenti sanzionatori adottati dai Centri per l’Impiego il lavoratore può proporre ricorso all’ANPAL, che provvede ad istituire un apposito Comitato con la partecipazione delle parti sociali.

L’Istituto provvederà comunque a notificare ai titolari delle prestazioni in argomento apposita comunicazione con l’indicazione della violazione e della conseguente misura sanzionatoria nonché della durata della decurtazione della prestazione espressa in giornate.

 Lavoratori stagionali dei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali. Calcolo della durata dell’indennità NASpI. Aggiornamento del meccanismo di calcolo.

Aspetti amministrativi

L’art. 43 del D.lgs. n.148 del 2015, al comma 4bis introdotto dal D.lgs. n.185 del 2016, prevede un meccanismo di calcolo della durata della indennità NASpI in relazione ai lavoratori stagionali la cui cessazione involontaria del rapporto di lavoro sia avvenuta - dal 1° gennaio 2016 al il 31 dicembre 2016 - con un datore di lavoro rientrante nei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali.

In particolare, la citata norma dispone che, qualora la durata della NASpI calcolata ai sensi dell’art.5 del D.Lgs. n.22 del 2015 risulti inferiore alla durata calcolata computando anche i periodi contributivi presenti nel quadriennio di osservazione che hanno già dato luogo ad erogazione di prestazioni di disoccupazione – ad eccezione di prestazioni di mini-ASpI e NASpI – la durata della NASpI è incrementata di un mese, a condizione che la differenza tra le durate così determinate non sia inferiore a 12 settimane.

In ogni caso la durata della NASpI così calcolata non può superare il limite massimo di 4 mesi.

 

Pensioni: chiarezza sulle nuove riforme

Pensioni: un lusso per pochi

Le pensioni sono diventato un miraggio.

Ormai andare in pensione, nel nostro paese è un lusso per pochi. Troppe persone stanche, logorate da una vita di fatica e sacrifici, tendono ad allungare il loro tempo lavorativo, con la triste prospettiva che quello che dovrebbe essere il loro meritato riposo, possa rimanere solo una tenue speranza, abbandonata in un cassetto stracolmo di conti, bollette e rate da pagare.

 

pensione = reincarnazione

Quella che può essere una battuta, oggi, in Italia, per migliaia di persone è la terribile realtà: l'età che avanza, la forza e il vigore che viene a mancare e un futuro avvolto da un coltre nera di pessimismo reale, legato all'andamento della nostra bellissima nazione, sull'economia che stenta e non riesce a decollare sulla voglia di crederci che è venuta a mancare, date le delusioni degli ultimi anni.

La nuova RIFORMA PENSIONE 2016

Nelle ultime ore i media ci stanno bombardando con le "ultime dal mondo pensioni", ma dare notizie a volte non basta e in Italia siamo maestri a far passare ad arte notizie parziali o confezionate.

SVEGLIA!

Cerchiamo di chiarire un pò di punti oscuri:

Secondo la riforma pensionistica passata alla storia recente come Riforma Fornero i nostri lavoratori potranno finalmente godersi il meritato riposo:

Requisiti anagrafici

età pensionisticaPer chi ha il primo accredito contributivo dopo il primo gennaio gennaio 1996, l’adeguamento alla speranza di vita si applica al requisito anagrafico previsto dall’articolo 24, comma 7, della Riforma Fornero, quindi in pratica l’età pensionabile, dal primo gennaio 2016, è pari a 70 anni e 7 mesi.

Requisiti contributivi: quando hai avuto la fortuna di trovare lavoro?

requisiti contributivi

E con la riforma che ci stanno prospettando in questi giorni?

Vuoi andare in pensione prima? Non vuoi aspettare di reincarnarti? Vuoi goderti un meritato riposo?

In questi ultimi giorni non si fa che parlare del metodo di andare in pensione in anticipo. Come?

Facile: pagando un debito spalmato fino a 20 anni come se avessimo acceso un mutuo.

Cioè noi dobbiamo pagare il riscatto!

totò e peppino dannoFacciamoci due conti basandoci su una simulazione che è stata pubblicata dal quotidiano La Nazione che ha riassunto, per i vari livelli di pensione che vanno da mille, millecinquecento e tremila euro lordi mensili e considerando un tasso medio del 3 per cento per il prestito a venti anni, quanto dovrà essere versato a titolo di rimborso.

PIANO PRESTITO PENSIONISTICO

Praticamente, 3 anni di libertà anticipata per una vita di stenti e sacrifici, ci costano in 20 anni: da un minimo di 51840 € ad un massimo di 155760 €

Ma non ci preoccupiamo!

Solo pochi eletti nella fase sperimentale sperimentale, potranno scegliere di chiedere la pensione anticipata con il metodo Ape.

I contribuenti nati tra il 1951 ed il 1953, con estensione, dal 2018 a quelli nati nel 1954  e nel 2019 a quelli del 1955.

Per ulteriori informazioni! noi siamo qui.

Borse di Studio Universitarie: ecco il bando

Come si evince dal sito internet dell'INPS, è stato pubblicato il bando di concorso Borse di Studio Universitarie in favore dei figli o orfani ed equiparati:

  • degli iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali;
  • dei pensionati utenti della Gestione Dipendenti Pubblici;
  • degli iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale;
  • degli iscritti al Fondo Ipost.

E’ possibile consultare il Bando di Concorso qui o scaricarlo qui.

Il Bando di concorso, relativo all’anno accademico 2014-2015, prevede l’erogazione

  1. n. 5.400 Borse di Studio per corsi universitari di Laurea e corsi universitari di specializzazione post lauream
  2. n. 320 borse di studio per dottorati di ricerca.

La domanda deve essere presentata esclusivamente per via telematica, pena il rigetto della stessa, accedendo al  servizio online dedicato.

La procedura per l’acquisizione della domanda sarà attiva dalle ore 12,00 del giorno 16 gennaio 2017 alle ore 12,00 del giorno 16 febbraio 2017.

ATTENZIONE: Il richiedente all’atto della presentazione della domanda, deve aver presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per la determinazione dell’ISEE 2017 Università, ovvero, nel caso di partecipazione al concorso per l’assegnazione di borsa di studio per dottorato di ricerca, la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per la determinazione dell’ISEE per dottorato di ricerca 2017. 

Assegno di natalità alias Bonus Bebè 2016

Tutto quello che dobbiamo sapere sui nostri diritti

L’assegno di natalità, meglio conosciuto come bonus bebè, è un assegno annuo  per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017, istituito dall’art.1, commi da 125 a 129, della legge di stabilità per l’anno 2015 (legge 23 dicembre 2014 n.190) da corrispondere mensilmente fino al terzo anno di vita del bambino, oppure fino al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato, a favore dei nuclei familiari il cui genitore richiedente sia in una situazione economica corrispondente ad un valore dell’ISEE non superiore a 25.000 euro annui.

La misura spetta dal mese di ingresso in famiglia, anche in caso di affidamento preadottivo del minore disposto dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017, ai sensi dell’art. 2 co. 6 della legge 184/1983 non superiore ai 25.000 euro annui.

assegno natalità bonus bebè

Ma chi lo può chiedere?

L’assegno spetta ai nuclei familiari in cui sia presente un figlio nato o adottato o in affido temporaneo (disposto ai sensi della legge 184 del 1983), tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, che siano in possesso di un ISEE, calcolato in riferimento al nucleo familiare del genitore biologico o affidatario richiedente, che sia  in corso di validità e non superiore a 25.000 euro.

Qualora il figlio nato o adottato nel triennio 2015-2017 sia collocato temporaneamente presso un'altra famiglia, ai sensi dell’art. 2 della legge 184 del 1983, l’assegno è corrisposto all’affidatario, su apposita domanda e limitatamente al periodo di durata dell’affidamento.

Può presentare la domanda il genitore biologico o affidatario, anche se temporaneo, che sia in possesso di 4 requisiti :

  1. Cittadinanza italiana oppure di uno Stato dell’Unione Europea oppure, in caso di cittadino di Stato extracomunitario, permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, di cui al riformato articolo 9 del Decreto Legislativo n.286/1998 e successive modificazioni. Ai fini dell’assegno, ai cittadini italiani sono equiparati i cittadini stranieri aventi lo status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria;
  2. residenza in Italia;
  3. convivenza con il figlio (il figlio ed il genitore richiedente devono essere coabitanti ed avere dimora abituale nello stesso Comune);
  4. ISEE del nucleo familiare di appartenenza del richiedente, o del minore nei casi in cui lo stesso faccia nucleo a sé, al momento di presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, non superiore a 25.000 euro annui. L’ISEE di riferimento è l’ISEE minorenni del bambino per il quale si richiede l’assegno.

Se il genitore che ha i requisiti per avere l’assegno è minorenne o incapace di agire per altri motivi, la domanda è presentata, in nome e per conto del genitore minorenne/incapace, dal suo legale rappresentante.

 

Cosa spetta e in che misura?

E’ concesso un assegno annuale per ogni figlio, nato o adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017. La misura dell’assegno dipende dal valore dell’ISEE calcolato con riferimento al nucleo familiare:


ISEE < € 25.000 annui : €960 annui cioè €80 al mese per 12 mesi

ISEE < € 7.000 annui : €1920 annui cioè €160 al mese per 12 mesi


L’assegno spetta dalla data di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo fino al compimento del terzo anno di età oppure fino al terzo anno dall’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo.

ISEE: tempi di presentazione e rinnovo

Per poter richiedere l’assegno occorre preliminarmente presentare una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), ai sensi del D.P.C.M. n. 159/2013. E’ necessario che nel nucleo familiare indicato nella DSU sia presente il figlio nato, adottato, o in affido preadottivo per il quale si richiede l’assegno.

Il termine di validità di ogni DSU scade il 15 gennaio dell’anno successivo a quello della sua presentazione. Pertanto, decorso tale termine, non si può utilizzare la DSU scaduta ma occorre ogni anno presentarne un’altra. Quindi, in caso di mancata presentazione di una nuova DSU, il beneficio viene sospeso finché non si presenta una nuova DSU. Mentre il richiedente è tenuto a presentare ogni anno la DSU, per le domande in essere non va invece presentata una nuova domanda.

Come presentare la domanda?

La domanda di assegno deve essere presentata all'INPS, esclusivamente in via telematica, una sola volta, per ciascun figlio, attraverso uno dei seguenti canali:

  • WEB: tramite l'utilizzo del proprio PIN
  • Contact Center integrato INPS – INAIL
  • Enti di Patronato: attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Termine di presentazione ed eventuale erogazione

La domanda di assegno va presentata,  entro 90 giorni dalla nascita oppure dall'ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione o dell'affidamento preadottivo e di regola, si presenta una sola volta per ciascun figlio nato o adottato o in affido preadottivo nel triennio 2015-2017. In caso di parto gemellare o di ingresso in famiglia gemellare, occorre presentare un’apposita domanda per ciascun minore.

In caso di eventi straordinari: decadimento della potestà genitoriale, affidamento esclusivo all'altro genitore, contattateci per chiedere informazioni specifiche sul vostro caso.

In caso di decesso del genitore richiedente, l’erogazione dell’assegno prosegue a favore dell’altro genitore. A tal fine, quest’ultimo fornirà all’Istituto gli elementi informativi necessari per la prosecuzione dell’assegno secondo le modalità prescelte, entro 90 giorni dalla data del decesso.

In ogni caso, se la domanda è presentata oltre i predetti termini di 90 giorni, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.

Come viene erogato l'assegno?

Il pagamento mensile dell’assegno è effettuato dall’INPS direttamente al richiedente secondo le modalità indicate nella domanda: (bonifico domiciliato, accredito su conto corrente bancario o postale, libretto postale o carta prepagata con IBAN). Il mezzo di pagamento prescelto deve essere intestato al richiedente.

In caso di domanda presentata dal legale rappresentante in nome e per conto del genitore minorenne o incapace, il mezzo di pagamento prescelto dev’essere intestato al genitore minorenne/incapace.

Il pagamento dell’assegno è effettuato a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda. Se la domanda è stata presentata nei termini di legge (entro i 90 giorni), il primo pagamento comprende anche l’importo delle mensilità sino a quel momento maturate.

Quanto dura l'assegno di natalità?

L’assegno è corrisposto mensilmente per un numero massimo di trentasei mensilità, che si computano a partire dal mese di nascita/ingresso in famiglia.

L’erogazione dell’assegno a favore del richiedente termina:

  1. quando il figlio compie i tre anni di età oppure quando si raggiungano tre anni dall’ingresso in famiglia del minore a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo. I tre anni, pari a 36 mesi, si calcolano a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia (questo mese incluso);
  2. quando il figlio raggiunge i 18 anni di età;
  3. quando il richiedente perde uno dei requisiti previsti dalla legge (ad esempio, in caso di trasferimento della residenza all’estero, perdita del requisito della cittadinanza o del titolo di soggiorno, perdita della convivenza con il figlio, ISEE superiore ai 25.000 euro annui, revoca dell’affidamento);
  4. quando si verifica una causa di decadenza.

Quali sono le cause di decadenza?

Il beneficiario, oltre che nel caso di perdita di uno dei requisiti di legge, decade dalla prestazione nei seguenti casi:

  1. decesso del figlio;
  2. revoca dell’adozione;
  3. decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
  4. affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda;
  5. affidamento del minore a terzi.

Il richiedente è tenuto a comunicare all’INPS nell’immediato e, comunque, entro i successivi 30 giorni, la perdita di uno dei requisiti oppure il verificarsi di una delle predette cause di decadenza, fermo restando il recupero da parte dell’INPS delle somme erogate indebitamente.

Qualora il richiedente perda uno dei requisiti previsti dalla legge oppure qualora si verifichi una causa di decadenza, la domanda di assegno può essere presentata per lo stesso figlio dall’altro genitore oppure, in caso di affidamento temporaneo del figlio, dall’affidatario sempre che sussistano in capo a tali soggetti i requisiti di legge.

Contattaci per informazioni o per prendere un appuntamento nella sede ACSEMA a te più vicina.

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Bonus sociale elettrico 2016

Il bonus sociale elettrico 2016

BONUS ELETTRICO 2006 ACSEMA

Il bonus sociale elettrico è un sostegno statale per:

  1. Famiglie in difficoltà economica
  2. Famiglie con uno o più componenti che necessitano di apparecchiature elettromedicali a causa di malattie invalidanti.

Si tratta di uno sconto sulla bolletta del fornitore del servizio elettrico gestito dall’ AEEG e dai Comuni di residenza che viene erogato secondo diverse modalità e importi.

La richiesta del bonus sociale elettrico può essere cumulabile a quella del bonus sociale gas ed è ad uso esclusivo per le forniture di energia elettrica ad USO DOMESTICO, sia con fornitore proveniente dal mercato libero, sia con fornitore proveniente dal mercato di maggior tutela.

Requisiti per poterlo richiedere:

  1. Disagio economico: le famiglie richiedenti si devono trovare in una situazione economica disagiata, ovvero:
    1. Nucleo familiare senza figli o con 2 figli minori: ISEE non superiore ai 7.500 € annuo
    2. Nucleo familiare con tre o più di tre figli minori: ISEE non superiore a 20000 € annuo
  2. Disagio fisico: le famiglie richiedenti hanno uno o più componenti affetti da malattia invalidante che necessita di utilizzo di apparecchiature elettromedicali.

I requisiti sono cumulabili, un requisito non esclude l’altro e non è legato all’altro. Quindi un disagio economico può sussistere senza il disagio fisico e viceversa e possono coesistere permettendo alla famiglia richiedente di beneficiare di entrambi.

bonus sociale elettrico 2016

 

L'importo del bonus viene scontato direttamente sulla bolletta elettrica, non in un'unica soluzione, ma suddiviso nelle diverse bollette corrispondenti ai consumi dei 12 mesi successivi alla presentazione della domanda.

Ogni bolletta riporta una parte del bonus proporzionale al periodo cui la bolletta fa riferimento.

Per richiederlo bisogna presentare alcuni moduli al comune di residenza.

Contattaci per informazioni o per appuntamenti.